Due storiche sentenze contro Meta e Google: risarcimenti milionari in California e New Mexico
A Los Angeles, un tribunale ha ordinato a Meta e Google, proprietaria di YouTube, di risarcire con 3 milioni di dollari una ventenne che aveva citato in giudizio le aziende tecnologiche per averle causato ansia e depressione a causa di una «dipendenza da social paragonabile a quella del fumo e del gioco digitale», riporta Attuale.
Contestualmente, a Santa Fé, New Mexico, un’altra giuria ha inflitto a Meta un risarcimento di 375 milioni di dollari, in un processo che ha visto come protagonista l’amministrazione statale, guidata dai democratici, che ha accusato l’azienda di Mark Zuckerberg delle stesse problematiche. Entrambi i casi potrebbero segnare un cambiamento significativo nella regolamentazione delle piattaforme social e nella loro responsabilità.
Raúl Torrez, procuratore generale del New Mexico, ha definito il verdetto una «vittoria storica per ogni bambino e ogni famiglia» colpiti dalla scelta di Meta di anteporre il profitto alla sicurezza dei minori. La cifra di 375 milioni di dollari, pur essendo relativamente piccola rispetto al patrimonio personale di Zuckerberg e al valore di mercato di Meta, rappresenta un segnale forte contro le pratiche aziendali nelle piattaforme social.
Joseph VanZandt, uno degli avvocati della ventenne di Los Angeles, ha parlato di «sentenza storica», sottolineando l’importanza che per la prima volta una giuria ha ascoltato le testimonianze dirette e visionato documenti interni che dimostrerebbero come queste aziende abbiano scelto di massimizzare il profitto a scapito della sicurezza dei minori.
Il dibattito legale non si esaurisce qui. Meta ha annunciato la sua intenzione di appellarsi contro le sentenze, e ci si aspetta che ulteriori penalità possano emergere da altre cause legali in corso. In New Mexico, la somma di 375 milioni è stata stabilita considerando migliaia di violazioni dell’Unfair Practices Act, ciascuna valutata a 5 mila dollari.
Le udienze hanno messo in luce dati preoccupanti: l’ex impiegato di Meta, Arturo Béjar, ha testimoniato riguardo a esperimenti svolti su Instagram, dimostrando come gli algoritmi promuovano contenuti “sessualizzati” per un pubblico minorenne, evidenziando la vulnerabilità degli utenti più giovani in questo contesto.
Questi processi potrebbero innescare una nuova ondata di cause legali simili, simile a quella che ha colpito l’industria del tabacco alla fine del Novecento, quando le aziende furono costrette a risarcimenti per un totale di 206 miliardi di dollari dopo aver mantenuto a lungo il segreto sui rischi per la salute del fumo. Le sentenze recenti suggeriscono che la responsabilità delle piattaforme social verso i loro utenti, in particolare i minorenni, è destinata a diventare un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico e legale.