La Corte dei conti invia la riforma alla Consulta: “Limiti ai risarcimenti violano il patto sociale”

27.04.2026 17:15
La Corte dei conti invia la riforma alla Consulta: "Limiti ai risarcimenti violano il patto sociale"

I giudici della Corte dei conti di Genova hanno inviato la norma alla Corte costituzionale, sollevando dubbi sul meccanismo che limita i risarcimenti e scarica parte dei danni procurati dai dirigenti pubblici sulla collettività, riporta Attuale.

La Corte dei conti ha sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla legge Foti, la riforma della Corte dei conti che modifica le regole sulla responsabilità per danno erariale, il danno economico subito dallo Stato o da un ente pubblico a causa di errori, negligenze o cattiva gestione da parte di funzionari, amministratori o dipendenti pubblici. Secondo i giudici, il nuovo sistema rischia di indebolire il principio che prevede un risarcimento adeguato per chi provoca un danno alla pubblica amministrazione, introducendo limiti che riducono le somme recuperabili.

Cosa cambia con la legge Foti

Tra i punti più contestati della legge Foti c’è il limite al risarcimento. Con la riforma, chi viene ritenuto responsabile di un danno erariale non è più tenuto a risarcire l’intero importo del danno, ma solo fino a un tetto massimo stabilito dalla legge. Questo limite è collegato allo stipendio del responsabile o a un multiplo della sua retribuzione annua lorda, risultando così che, anche quando il danno è pienamente accertato, una parte della perdita non viene recuperata ma resta a carico dell’amministrazione pubblica colpita.

Le critiche della Corte dei conti e il nodo della questione

Secondo la Corte dei conti, questo meccanismo altera profondamente l’equilibrio del sistema. Nell’ordinanza, i giudici definiscono la disciplina irrazionale e iniqua, poiché anche in presenza di una responsabilità accertata, una quota significativa del danno non viene risarcita da chi lo ha causato. Così, viene meno anche la funzione di deterrenza della norma; se un dirigente sa che il suo rischio massimo è limitato a una frazione del danno potenziale, diminuisce l’incentivo a operare con il massimo rigore nella gestione del denaro pubblico.

Nell’ordinanza che rimette la norma alla Corte, si legge: «I cittadini vedrebbero così violato quel “patto sociale” sul quale si regge l’intera impalcatura del sistema tributario (artt. 23 e 53 Cost.), dovendo di fatto patire un duplice danno: 1) il mancato soddisfacimento del bene-interesse, individuale o collettivo, al quale era funzionale il prelievo fiscale e il relativo impiego della risorsa pubblica sprecata; 2) il costo della malagestio, che rimarrebbe in larga parte a carico del soggetto pubblico danneggiato».

Il ricorso e cosa succede ora

La questione nasce da un caso concreto avvenuto a Genova. Un errore durante un intervento chirurgico ha provocato la paraplegia di un paziente, con un danno complessivo di 1,35 milioni di euro risarciti dall’ASL. In primo grado, uno dei medici era stato condannato a pagare 945mila euro. In appello ha chiesto di applicare la legge Foti, che ridurrebbe la sua responsabilità a circa 170mila euro, pari al doppio del suo stipendio annuo lordo. La differenza tra le due somme resterebbe a carico dell’azienda sanitaria. La parola ora passa alla Corte costituzionale, che dovrà determinare se questa nuova norma sia compatibile con la Costituzione.

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