Trump minaccia una Nato divisa: aiuti a Kiev condizionati a impegni su Hormuz

01.04.2026 22:55
Trump minaccia una Nato divisa: aiuti a Kiev condizionati a impegni su Hormuz

La NATO e le preoccupazioni per la crisi ucraina: tensioni con Trump e incertezze tra i membri

A Bruxelles, nel quartier generale della NATO, la situazione suscita serie preoccupazioni. L’Alleanza è a rischio di un corto circuito, complicato dalle minacce di Donald Trump, dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dal prolungamento del conflitto in Ucraina, riporta Attuale.

Donald Trump non è nuovo a critiche aspre nei confronti dei partner europei, insinuando persino la possibilità di un’uscita dalla NATO. Tuttavia, il linguaggio utilizzato, come la parola “disgusto”, risulta difficile da digerire anche per i leader che hanno più strette affinità con gli Stati Uniti. La questione, dunque, va oltre il semplice conflitto di rispetto pubblico.

All’interno dell’organizzazione militare, si osservano spinte contrastanti. Le riunioni del Consiglio del Nord Atlantico, l’organo politico della NATO, si svolgono spesso in un clima surreale. Recentemente, i vertici militari hanno presentato agli esponenti dei 32 Paesi membri una valutazione aggiornata sulla guerra in Ucraina.

Secondo le indiscrezioni, i generali continuano a mostrarsi ottimisti riguardo alla resistenza di Volodymyr Zelensky, sebbene il conflitto possa protrarsi fino a tutto il 2026. Tuttavia, per sostenere efficacemente l’Ucraina, sarebbe necessaria non solo una fornitura di armi, ma anche un’integrazione accelerata dell’industria militare europea, includendo la cooperazione con capacità ucraine, specialmente nel settore dei droni. Il problema principale risiede nel fatto che questa visione non trova sostegno tra gli Stati Uniti.

La Casa Bianca si dimostra sempre più riluttante nel supportare la resistenza ucraina. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Trump sarebbe disposto a sospendere gli aiuti a Kiev se gli alleati non forniranno supporto operativo nello Stretto di Hormuz. Gli aiuti in discussione riguardano principalmente il fondo “Purl” (Prioritised Ukraine Requirements List), che raccoglie i contributi europei destinati all’acquisto di armi per l’Ucraina.

Tuttavia, la raccolta di fondi procede a rilento: sono 24 gli Stati partecipanti, ma finora hanno versato solo 4,5 miliardi di dollari, a fronte di una richiesta di 90-100 miliardi degli ucraini. Significativo è che l’Italia non ha ancora formalmente aderito. Inoltre, si mormora che il Pentagono stia considerando di utilizzare le risorse del “Purl” per ripristinare le proprie scorte.

Rutte, il Primo Ministro olandese, sembrava aver assicurato una certa tranquillità a Trump con i risultati del summit del 25 giugno 2025 all’Aia, che includevano impegni distinti da parte dei partner per aumentare la spesa per la difesa. Tuttavia, il vertice imminente, previsto per il 7 e 8 luglio ad Ankara, rischia di trasformarsi in un confronto molto acceso tra Trump e gli altri membri dell’alleanza.

Il messaggio di Trump è stato anticipato dalle dichiarazioni del Segretario di Stato, Marco Rubio, che ha sottolineato: “Questa non può essere un’alleanza a senso unico”. Per gli europei, ciò rappresenta un chiaro, ma deprimente, segnale della fermezza dell’amministrazione statunitense. Non è produttivo cercare di fare leva su figure più concilianti: tutti sono allineati con Trump.

Va notato che una legge approvata dal Congresso nel 2024 impedisce al presidente di decidere l’uscita degli Stati Uniti dalla NATO senza una norma approvata dal Parlamento o il consenso di due terzi del Senato. Tuttavia, Trump potrebbe invocare i poteri presidenziali conferiti dalla Costituzione, vestendo i panni di “commander in chief” delle forze armate.

Ciò potrebbe portare a un conflitto giuridico che, probabilmente, approderebbe alla Corte Suprema. Tuttavia, non è necessaria un’azione formale: Trump potrebbe compromettere l’impegno americano sul campo, aprendo una crisi che potrebbe rivelarsi la più grave nella storia della NATO.

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