Il Regno Unito convoca una coalizione internazionale per riaprire lo Stretto di Hormuz
Una riunione virtuale di 35 Paesi, guidata dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, ha preso forma con l’obiettivo di istituire una “flotta dei volenterosi” per ripristinare l’accesso allo Stretto di Hormuz, seguendo il modello della coalizione a sostegno dell’Ucraina, riporta Attuale.
Questa iniziativa, che non rientrerà sotto l’egida della Nato e prevede la partecipazione di Stati al di fuori dell’alleanza, verrà attuata solo dopo un cessate il fuoco nel conflitto tra Stati Uniti e Israele e l’Iran. L’idea ha guadagnato slancio dopo le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha minacciato di accrescere le ostilità, richiedendo anche ai Paesi alleati, come il Regno Unito, di “andarsi a prendere il loro petrolio”.
Le autorità militari di diverse nazioni stanno attualmente valutando le opzioni, considerando misure che includono scorte navali alle petroliere, operazioni anti-mina e altre azioni difensive contro potenziali minacce iraniane. Paesi come Francia e Olanda sono già in discussione per il dispiegamento di unità navali.
Il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha sottolineato che l’obiettivo è: “rendere lo Stretto accessibile e sicuro dopo che i combattimenti saranno cessati”. La riunione di oggi sarà cruciale per esaminare “tutte le misure politiche e diplomatiche percorribili per restaurare la libertà di navigazione”, garantire la sicurezza di navi e marinai e riprendere il movimento di beni vitali.
Lo Stretto di Hormuz è una delle rotte marittime più importanti del mondo, attraverso cui passa circa il 20% delle forniture di petrolio e gas globale. La sua chiusura ha già innescato uno shock energetico, a cui il Regno Unito è particolarmente vulnerabile a causa della sua dipendenza dalle importazioni.
Inizialmente, i Paesi europei avevano rifiutato di inviare navi nel Golfo, esitanti a partecipare a un conflitto non condiviso. Tuttavia, la crescente crisi economica e le incertezze relative alla posizione americana hanno portato a un repentino cambio di rotta.
Starmer ha evidenziato che l’operazione “non sarà facile”, considerate le complessità nel coordinamento dei diversi Paesi che potrebbero fornire unità navali eterogenee. Nel frattempo, il governo britannico ha rafforzato la sua presenza militare nel Golfo, con circa mille soldati schierati, jet Typhoon dislocati in Bahrein e sistemi anti-missili in Arabia Saudita e regioni circostanti.
Con le minacce di Trump che destabilizzano ulteriormente il panorama geopolitico, Starmer ha dichiarato che il Regno Unito si muoverà “rapidamente e decisamente” verso un riavvicinamento all’Unione Europea, suggerendo che i nuovi sviluppi richiedono una partnership più stretta con gli alleati europei.
L’intento è di guardare oltre la Brexit e giungere al summit britannico-europeo di inizio estate con l’ambizione di “costruire una più stretta cooperazione economica e di sicurezza”, anche se ci sono molte diffidenze da superare, in particolare da Bruxelles, che non è disposta a concedere trattamenti di favore.