Nave russa con gas liquefatto alla deriva nel Mediterraneo: allarme esplosione e mistero sulle cause

04.04.2026 17:50
Nave russa con gas liquefatto alla deriva nel Mediterraneo: allarme esplosione e mistero sulle cause
Nave russa con gas liquefatto alla deriva nel Mediterraneo: allarme esplosione e mistero sulle cause

Emergenza marittima al largo delle coste libiche

Una nave cisterna russa sotto sanzioni, carica di 60mila tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL), sta vagando pericolosamente nel Mediterraneo dopo il fallimento di un’operazione di rimorchio da parte delle autorità libiche. L’Arctic-Metagaz, un gasdotto di 277 metri battente bandiera russa, è al centro di una crisi di sicurezza marittima dopo un’esplosione e un incendio a bordo che hanno costretto all’evacuazione dell’equipaggio di circa trenta marinai. La nave, che presentava danni significativi, ha iniziato una deriva incontrollata dalle acque internazionali vicino all’Italia verso la costa libica, sollevando preoccupazioni per un potenziale disastro ambientale e di sicurezza.

Le operazioni di soccorso si sono rivelate complesse e frustranti. La Libyan National Oil Corporation ha inviato un rimorchiatore per tentare di prendere il controllo della nave, ma nella mattinata di giovedì il cavo di traino si è spezzato, lasciando nuovamente il gasdotto in balia delle correnti. Fonti specializzate in questioni marittime segnalano che la rotta attuale potrebbe portare la nave verso Malta, aumentando i timori di un incidente in acque europee densamente trafficate.

Rischio tecnico e tempistiche critiche

L’aspetto più allarmante della situazione riguarda le condizioni tecniche della nave e la natura del suo carico. Secondo analisti del settore energetico, due delle quattro cisterne di stoccaggio del GNL sono esplose, mentre le altre due, ciascuna con una capacità di 35.000 metri cubi, rimangono intatte ma potenzialmente instabili. Il gas naturale liquefatto, che viene trasportato a temperature estremamente basse, è soggetto a un graduale processo di riscaldamento che ne provoca l’evaporazione attraverso le valvole di sicurezza.

Questo fenomeno potrebbe prolungarsi per un periodo stimato di circa mille giorni, durante i quali il rischio di un’ulteriore esplosione rimane significativo. Gli esperti sottolineano la necessità urgente di trainare l’Arctic-Metagaz in un’area costiera disabitata, lontana dalle rotte di navigazione commerciale, dove possa essere ancorata in sicurezza mentre si procede allo svuotamento controllato delle cisterne o allo smaltimento del carico.

Il dibattito sull’origine dei danni

La vicenda è avvolta da un mistero che va oltre la semplice emergenza tecnica. La causa esatta dei danni subiti dalla nave di 23 anni è oggetto di controversie e teorie contrastanti. La versione sostenuta da Mosca attribuisce l’attacco a un drone navale lanciato dalle forze ucraine dalla costa libica, in quella che rappresenterebbe un’escalation delle operazioni militari nel Mediterraneo.

Tuttavia, gli esperti di sicurezza marittima notano differenze significative rispetto ai precedenti attacchi attribuiti a Kiev. Fino ad ora, le forze ucraine hanno preso di mira esclusivamente petroliere sotto sanzioni dell’UE e senza carico di petrolio, per evitare rischi di contaminazione ambientale, colpendo sistematicamente la poppa delle navi dove si trova la sala macchine, per renderne difficile la riparazione. Nel caso dell’Arctic-Metagaz, invece, la nave era completamente carica e i danni sono concentrati nella prua.

Un analista del settore del gas ha osservato che i fori riscontrati sullo scafo presentano una forma quadrata, atipica per un’esplosione causata da un dispositivo esplosivo. Questa caratteristica ha portato alcuni a ipotizzare che i danni possano derivare da un incidente precedente, come una collisione con un iceberg nell’Oceano Artico, che avrebbe causato una perdita in una delle cisterne, successivamente innescando l’esplosione.

Scenari geopolitici e possibili soluzioni

La deriva della nave russa pone questioni strategiche che vanno oltre l’emergenza tecnica. Se il gasdotto continuerà la sua rotta verso le acque territoriali maltesi o italiane, è probabile che le autorità europee tentino di intercettarlo per porre fine a una situazione potenzialmente catastrofica. Un’operazione del genere richiederebbe una complessa coordinazione internazionale e solleverebbe delicate questioni giuridiche riguardanti la proprietà di una nave sotto sanzioni.

Esiste però uno scenario alternativo che gli analisti considerano plausibile: la possibilità che la Russia stessa decida di affondare la nave per evitare che un’eventuale investigazione internazionale porti alla luce informazioni sensibili sulle reali cause dell’incidente o sulle condizioni del carico. Questa opzione, sebbene estrema, eliminerebbe il rischio immediato ma creerebbe nuovi problemi ambientali nel Mediterraneo.

La situazione rimane fluida e imprevedibile, con il destino dell’Arctic-Metagaz che dipenderà dalle capacità tecniche di recupero, dalle decisioni politiche dei governi coinvolti e dalle dinamiche del conflitto ucraino-russo che si estendono ormai anche al teatro mediterraneo. La comunità marittima internazionale monitora con apprensione ogni sviluppo, consapevole che un incidente potrebbe avere conseguenze di vasta portata per la sicurezza della navigazione e la stabilità regionale.

1 Comment

  1. Non ci posso credere, una nave carica di gas alla deriva nel Mediterraneo?! E se esplode? Qui vicino ci sono famiglie, bambini… non si può scherzare con queste cose! Il governo deve intervenire immediatamente, non possiamo permetterci un disastro ecologico. È già abbastanza complicato con tutto il resto che sta succedendo.

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