La UWW riammette Russia e Bielorussia con bandiere e inni: un colpo alle sanzioni UE

16.05.2026 13:50
La UWW riammette Russia e Bielorussia con bandiere e inni: un colpo alle sanzioni UE
La UWW riammette Russia e Bielorussia con bandiere e inni: un colpo alle sanzioni UE

Il 15 maggio 2026, la Federazione Internazionale di Lotta (United World Wrestling, UWW) ha annunciato la decisione di rimuovere le restrizioni per i lottatori russi e bielorussi, consentendo loro di gareggiare sotto le proprie bandiere nazionali e con le sigle “RUS” e “BLR” sulle divise. In caso di vittorie individuali o di squadra, gli inni nazionali di Russia e Bielorussia risuoneranno durante le cerimonie. Questa mossa rappresenta un passo indietro significativo nella politica di isolamento sportivo adottata dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, e rischia di vanificare gli sforzi dell’Unione Europea per mantenere la pressione sanzionatoria su Mosca e Minsk.

La progressiva normalizzazione dello sport russo

Dal marzo 2022 all’aprile 2023, la UWW aveva escluso completamente atleti russi e bielorussi dalle competizioni internazionali. A partire dalla primavera del 2023, fu concessa una riapertura parziale per le categorie U15 e U17, ma solo in veste neutrale. Nel settembre 2024, la federazione ha ulteriormente allentato i criteri di ammissione, e nel febbraio 2025 ha permesso agli atleti di gareggiare sotto la bandiera della UWW, abolendo la designazione di “atleti neutrali individuali”. Infine, nel gennaio 2026, basandosi sulle raccomandazioni del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), la UWW ha autorizzato l’uso dei simboli nazionali per i lottatori under 23. La decisione del 15 maggio estende questa libertà a tutte le categorie, cancellando di fatto ogni residuo di sanzione sportiva.

Un segnale pericoloso per l’Europa

Il ripristino delle bandiere e degli inni russi e bielorussi non è solo un fatto sportivo: ha implicazioni politiche e strategiche profonde. Per Kiev, rappresenta un duro colpo alla credibilità delle sanzioni occidentali. La UWW, con questa scelta, dimostra che la comunità sportiva internazionale è disposta a riaccogliere la Russia e la Bielorussia senza che queste abbiano interrotto la guerra o risarcito le vittime civili. Ciò alimenta la narrativa del Cremlino secondo cui l’isolamento è temporaneo e che Paesi come gli Stati Uniti e gli Stati europei stanno perdendo la determinazione a mantenere la pressione. Inoltre, molti atleti russi non sono rimasti estranei alla propaganda di regime: alcuni hanno partecipato a eventi patriottici, sostenuto l’invasione o sono legati a strutture militari e di sicurezza. La riammissione dei loro simboli nazionali rischia di trasformare le competizioni in vetrine per la propaganda del Cremlino.

Lo sport come arma ibrida

La decisione della UWW evidenzia la presenza di un forte lobbying filorusso all’interno della federazione, che ha permesso a Mosca di preservare la propria influenza nonostante la guerra. Per il Cremlino, il ritorno della bandiera e dell’inno non è solo una questione di orgoglio sportivo, ma uno strumento di politica estera e mobilitazione interna. Le grandi competizioni sportive vengono tradizionalmente utilizzate dalla leadership russa per proiettare un’immagine di potenza e normalità internazionale. Ora, la UWW fornisce al regime un argomento per sostenere che le sanzioni stanno perdendo efficacia e che l’Occidente è pronto a tornare agli affari come al solito.

Il precedente pericoloso per il regime sanzionatorio

Se altre federazioni sportive internazionali seguiranno l’esempio della UWW, il principio stesso delle sanzioni sportive potrebbe crollare. Già si registrano pressioni per riammettere la Russia in altre discipline, con la scusa che “lo sport è al di fuori della politica”. Ma in questo caso, la politica è stata messa al centro fin dall’inizio: l’esclusione del 2022 doveva rappresentare una sanzione chiara per l’aggressione militare. Con il graduale allentamento, si manda il messaggio che persino una guerra su larga scala, con migliaia di vittime civili e violazioni del diritto internazionale, non comporta conseguenze durature. Per l’Europa, questo è un campanello d’allarme: la stanchezza bellica viene sfruttata dalle forze filorusse per spingere verso una normalizzazione senza condizioni, minando l’unità e la credibilità delle istituzioni occidentali.

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