Condanna di Kamel Daoud: l’Algeria attiva la legge dell’oblio
Un tribunale di Orano ha emesso una condanna di tre anni di prigione e un mandato di arresto internazionale nei confronti dello scrittore algerino Kamel Daoud, colpevole di violazione della legge che vieta di discutere pubblicamente la guerra civile del Paese. La sentenza, che include anche una multa di 5 milioni di dinari, rappresenta una grave minaccia per la libertà di espressione in Algeria, riporta Attuale.
Kamel Daoud, noto per il suo libro Houris, ha vinto nel 2025 il prestigioso premio Goncourt. Il suo romanzo, che affronta tematiche legate alla cultura islamica, ha attirato l’attenzione, non solo per la sua qualità letteraria, ma anche per il suo contenuto provocatorio. Il libro è stato tradotto in italiano come Urì ed è stato accolto con favore da lettori e critici. Tuttavia, le autorità algerine lo considerano una sfida alle loro norme, in particolare in un contesto sensibile come quello della guerra civile che ha devastato il Paese tra il 1992 e il 2002, causando circa 150.000 morti.
La causa contro Daoud è stata promossa dall’Associazione delle vittime della guerra civile, che ha accusato lo scrittore di infrangere la Carta per la riconciliazione nazionale del 2005. Questa legge proibisce di trattare eventi passati considerati lesivi per la sicurezza nazionale e promuove una narrazione ufficiale che tende a silenziare i dibattiti sul passato traumatico dell’Algeria.
Questa condanna segna un punto critico nella relazione tra la letteratura e il governo algerino. Daoud, che ha già affrontato pressioni e minacce in passato, era stato scoraggiato da un ritorno in Italia per partecipare al festival della Milanesiana, una scelta influenzata dai rapporti tesi tra Roma e Algeri. Con l’attivazione della legge dell’oblio nei suoi confronti, l’Algeria potrebbe volere inviare un messaggio di intolleranza verso l’opposizione culturale e intellettuale.
La situazione di Daoud pone interrogativi sul futuro della libertà di espressione in Algeria e sulla capacità degli artisti e degli scrittori di lavorare in un contesto politico sempre più restrittivo. La sua figura, amata in Francia e sostenuta da intellettuali come il presidente Emmanuel Macron, è diventata simbolo di una lotta più ampia per i diritti civili nel mondo arabo.