Catanzaro, tragedia familiare: psicologo denuncia l’epidemia di solitudine nella società odierna

23.04.2026 03:15
Catanzaro, tragedia familiare: psicologo denuncia l'epidemia di solitudine nella società odierna

Catanzaro: tragedia familiare con tre vittime, l’analisi di uno psicologo

Il 23 aprile 2026, a Catanzaro, si è verificato un dramma familiare quando una madre, nel tentativo di porre fine alla propria vita, ha saltato dal terzo piano, portando con sé tre dei suoi figli. Un atto di disperazione che lascia intorno una scia di domande e di lutto, mentre la comunità si interroga sulle ragioni di un simile gesto, riporta Attuale.

Questa tragica vicenda rispecchia una realtà inquietante, in cui la violenza familiare si manifesta in diverse forme. Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, sottolinea che è difficile comprendere le dinamiche che portano a tali azioni, affermando che «la leggera depressione non spiega e non consola» e invita a «toccare quel dolore enorme con mano leggera», suggerendo la necessità di una maggiore attenzione ai segnali di aiuto che spesso rimangono inascoltati.

Secondo Lancini, vi è un’urgenza di riconoscere che «l’unica forma di prevenzione stia nella relazione». Il professionista avverte che sentirsi isolati è diventato un afflizione diffusa. Le tragedie familiari come il figlicidio non devono essere trattate come categorie generali, ma come drammi unici e irripetibili, ciascuno con la propria complessità.

L’esperto evidenzia che il figlicidio si manifesta attraverso una moltitudine di fattori, che spaziano dalle depressioni post-partum ai conflitti intrapsichici. «Si va dagli aspetti neurobiologici a progetti vendicativi, che possono coinvolgere sia donne che uomini», sostiene. Tuttavia, ogni caso richiede un’analisi approfondita e individualizzata.

La comunità è spesso in grado di percepire i segnali d’allerta, ma queste intuizioni emergono solo dopo il tragico evento. Lancini insiste sul fatto che la prevenzione si trova nei legami sociali sani, che consentono agli individui di esprimere la propria vulnerabilità senza timore di giudizio. «Se trovi chi sa tradurre la tua tristezza, la rabbia, ti salvi», aggiunge.

Non sempre il supporto familiare offre una protezione adeguata. «La famiglia non è un fattore protettivo se non c’è fiducia reciproca», afferma Lancini, sottolineando l’importanza di relazioni significative che affrontano insieme il dolore. Secondo lui, c’è una contraddizione nella società attuale, che parla liberamente di traumi, suicidi e violenza, mentre nella vita quotidiana spesso si evita di confrontarsi con la sofferenza.

Infine, quando si tratta di spiegare tali tragedie ai sopravvissuti, e in particolare ai bambini, Lancini sottolinea che tali conversazioni devono avvenire in base alle domande che i più giovani pongono. «Per un padre che ha perso tutto, la dinamica è molto più complicata», conclude, evidenziando la complessità della riabilitazione dopo eventi così strazianti.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere