Chiara Petrolini condannata a 24 anni e 3 mesi, assolta dall’omicidio del primo neonato

24.04.2026 13:55
Chiara Petrolini condannata a 24 anni e 3 mesi, assolta dall'omicidio del primo neonato

Parma, 24 aprile 2026 – Chiara Petrolini è stata condannata a 24 anni e 3 mesi, una pena inferiore rispetto ai 26 anni richiesti dalla procura. La decisione è giunta al termine di oltre tre ore di camera di consiglio, ad opera della Corte di assise di Parma, presieduta dal giudice Alessandro Conti. Petrolini ha assistito con un’espressione impassibile alla lettura della sentenza, venendo assolta dall’accusa di omicidio per il primogenito, nato il 12 maggio 2023, riporta Attuale.

L’uscita dall’aula protetta dagli amici

Dopo la lettura della sentenza, Petrolini, attualmente 22enne e agli arresti domiciliari dal settembre 2024, ha lasciato l’aula affollata di giornalisti e amici della famiglia, scortata dai carabinieri. All’interno dell’aula, alcuni conoscenti hanno creato una barriera attorno ai genitori di Chiara, difendendoli dall’avvicinamento dei giornalisti con giacche sollevate.

I neonati trovati morti e le accuse

Chiara Petrolini affrontava l’accusa di due omicidi volontari premeditati e la soppressione dei corpi dei neonati. Più di un mese fa, ha letto davanti alla Corte di Parma un memoriale, dichiarando di non essere una madre assassina e di non aver voluto nuocere ai suoi due bambini, che non ha mai nominato. I nomi, Domenico Matteo e Angelo Federico, sono stati scelti da Petrolini assieme al padre, Samuel Granelli, all’atto della registrazione all’anagrafe.

I due neonati di Chiara Petrolini

Chiara è rimasta incinta due volte in poco più di un anno, partorendo il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024, tenendo le gravidanze nascoste a tutti, compreso il padre. È stata accusata di omicidio volontario per entrambi i bimbi, ma è stata assolta dall’accusa di aver ucciso quello nato nel 2023.

Dopo il secondo parto, avvenuto nel bagno della casa di Traversetolo, la famiglia è partita per New York. Durante questa vacanza è stato scoperto il corpo del bimbo appena nato. Le indagini hanno portato, all’inizio di settembre 2024, al ritrovamento del secondo corpicino, che in realtà era il primogenito, partorito il 12 maggio 2023; entrambi i neonati sono nati alla quarantesima settimana. Petrolini ha partorito da sola, cercando informazioni su internet. Le sue ricerche online sono diventate parte delle accuse contro di lei.

Il nodo della consapevolezza

La sentenza di oggi si è focalizzata sulla consapevolezza di essere incinta e sull’intenzione di provocare la morte dei bambini. La Procura di Parma non ha dubbi: “C’è stata una scelta consapevole e deliberata di nascondere la gravidanza”, ha affermato la pm Arienti, sottolineando lo stile di vita incompatibile con la sana crescita intrauterina dei feti, caratterizzato da fumo e consumo di alcool. Petrolini rimane agli arresti domiciliari nella villetta di Traversetolo, dove risiedeva quando sono stati trovati i corpi dei due neonati, indossando un braccialetto elettronico.

Cosa cercava Petrolini su internet

“È emersa la tendenza sistematica e pervasiva a mentire“, hanno dichiarato gli inquirenti. Le ricerche sul cellulare riguardavano come abortire, come nascondere la gravidanza e accelerare il travaglio: “Tutte le ricerche riscontrate miravano alla morte”, ha ribadito la pm.

La perizia psicologica: fragile ma sana di mente

La perizia psichiatrica descrive Chiara Petrolini come immatura e fragile, ma capace di intendere e di volere. Le perite Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli non hanno riscontrato patologie che potessero influenzare la sua capacità giuridica, ritenendola meritevole di un percorso di cura. Hanno evidenziato un aspetto “vendicativo” del suo carattere, indicando che Chiara accumulava pensieri di dolore e umiliazione fino a voler ripagare il dolore subito.

Perché la procura aveva chiesto 26 anni per Chiara Petrolini

Il procuratore Alfonso D’Avino aveva richiesto 26 anni di pena, considerando le attenuanti generiche dovute alla giovane età e all’immaturità. Tuttavia, tali attenuanti sono state considerate equivalenti alle aggravanti dalla pubblica accusa.

Le ultime parole di Petrolini in aula

Chiara ha negato la consapevolezza di essere incinta: “Sapevo di essere incinta, ma non ero mai sicura. Non ho mai fatto un test di gravidanza”, ha dichiarato, sottolineando come il suo ragionamento si fosse basato su un contesto di impossibilità. Ha descritto la situazione dei parti, affermando di non ricordare con esattezza e di aver visto i bambini già morti. “Sono stata descritta come un’assassina, ma non sono questo. Non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”, ha spiegato, riassumendo la sua esperienza.

I risarcimenti per il padre dei bimbi

L’avvocato Monica Moschioni, in rappresentanza di Samuel Granelli, chiede risarcimenti di 800.000 euro per il giovane padre e 350.000 per il nonno. L’obiettivo è “dar voce a questi bambini”, vittime che sono state ignorate da chi avrebbe dovuto proteggerle. L’avvocato Pierfrancesco Guido, per la madre di Samuel, ha chiesto invece 500.000 euro.

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