Sicurezza, il decreto è diventato legge con 162 voti favorevoli a Montecitorio

25.04.2026 05:55
Sicurezza, il decreto è diventato legge con 162 voti favorevoli a Montecitorio

Il decreto sicurezza diventa legge: tensioni politiche e polemiche in vista del rimpatrio volontario

Il decreto sicurezza, che prevede il rimpatrio volontario di 2.283 migranti, è stato approvato definitivamente ieri a Montecitorio alle 12.17, con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto, riporta Attuale. Questo provvedimento ha suscitato una crisi di nervi all’interno della maggioranza, culminata in una seduta di Consiglio dei ministri durata appena undici minuti, per approvare un decreto correttivo di due articoli.

Il governo ha agito in fretta per evitare lo stallo, prevedendo un bonus di 615 euro per chi assiste un migrante nel rimpatrio, ora accessibile anche a enti e associazioni, oltre agli avvocati. La spesa supplementare necessaria ammonta a 170mila euro, con un totale di 1,4 milioni di euro stanziati per il triennio 2026-2028.

Questa situazione ha portato il centrosinistra a esprimere la propria opposizione in modo evidente, con riferimenti simbolici alla Costituzione. Durante il dibattito, i deputati hanno intonato Bella ciao, mentre i membri di Fratelli d’Italia hanno risposto cantando l’Inno di Mameli, evidenziando la tensione e il clima di conflitto all’interno dell’aula.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato tenuto aggiornato su ogni passaggio del decreto, firmandolo dopo averlo esaminato attentamente. La promulgazione è stata vista come un tentativo di chiudere una vicenda che ha messo in imbarazzo il governo e il Quirinale.

La legge, composta da 33 articoli, prevede norme contro l’uso improprio di coltelli e disciplinari sul fermo preventivo. La premier Giorgia Meloni ha sostenuto che si tratta di “un passo concreto per la tutela dei cittadini”, mentre Matteo Salvini ha celebrato il decreto come una misura positiva per gli italiani.

Tuttavia, le polemiche potrebbero non terminare qui. Si prospetta la possibilità di un emendamento a sorpresa durante la conversione del decreto correttivo, e non si può escludere la possibilità di ricorsi che potrebbero giungere alla Corte Costituzionale, rendendo incerta la tenuta di queste nuove norme.

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