La battaglia per il bilancio Ue tra Italia e Paesi frugali del Nord

25.04.2026 06:15
La battaglia per il bilancio Ue tra Italia e Paesi frugali del Nord

Scostamento di bilancio, la richiesta di Salvini al vertice di Nicosia

Prima ancora che il vertice di Nicosia provi a ricomporre le fratture europee sull’energia, il dibattito italiano prende una direzione netta: quella dello scostamento di bilancio. A spingere con forza è Matteo Salvini, che mette sul tavolo la richiesta di “diversi miliardi” per fronteggiare il caro carburanti e scongiurare il rischio paralisi dell’economia reale. “Evidentemente sì. Sono soldi ben spesi, cioè non spendo dei soldi per i banchi con le rotelle, spendo dei soldi per evitare che l’Italia si fermi”, afferma il vicepremier, indicando una priorità politica ed economica. Il riferimento è diretto all’emergenza autotrasporto: “Gli autotrasportatori parlano di uno sbilancio di almeno 100 milioni al mese, quindi per un trimestre sono almeno 300 milioni”. Ma il perimetro dell’intervento, lascia intendere, potrebbe essere molto più ampio. La linea è chiara anche sul piano europeo: “Se l’Europa ci consente uno scostamento per le spese militari, vorrei che ci consentisse lo stesso per spese economiche e sociali”. E ancora più esplicito il messaggio politico: “O l’Europa ci permette di aiutare o aiutiamo fregandocene di quello che ci dice l’Europa”. Una pressione che si inserisce in un contesto già fragile, con lo spettro di uno sciopero dell’autotrasporto che potrebbe “bloccare l’Italia come ai tempi del Covid”, riporta Attuale.

Il tema dello scostamento si intreccia con l’allarme sul gas e sull’energia. Il report dell’Agenzia internazionale dell’energia certifica una perdita di 120 miliardi di metri cubi di Gnl a livello globale entro il 2030, pari a circa il 15% delle forniture previste. Un taglio che alimenta volatilità e riporta i prezzi sui massimi dal 2023. Il governatore di Bankitalia Fabio Panetta avverte: c’è il rischio concreto di “una nuova impennata dei prezzi”, con la Bce impegnata a evitare il ritorno di una spirale inflazionistica. In questo quadro, l’Europa appare tutt’altro che compatta.

Il vertice di Cipro ha ribadito una consapevolezza strategica – la necessità di camminare più autonomamente tra economia e difesa – ma ha anche messo a nudo la tradizionale spaccatura tra il fronte mediterraneo e i Paesi frugali del Nord. Da un lato Italia e Spagna chiedono più flessibilità: proroga del Recovery, allentamento del Patto sugli investimenti energetici, interventi sugli extraprofitti. Dall’altro Germania, Paesi Bassi e altri nordici restano fermi su una linea rigorista. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz chiude agli eurobond, giudicati “inimmaginabili”, e chiede “tagli orizzontali”. Ursula von der Leyen prova a riportare il confronto sui numeri: “Trecento miliardi sono disponibili per l’energia”, ma senza nuove risorse proprie “o aumentano i contributi nazionali o si riduce la capacità di spesa”. Giorgia Meloni riconosce la distanza: “Si parte da posizioni diverse”, ma rivendica il tentativo di trovare margini comuni, sottolineando che “nella nostra posizione non siamo soli”.

Il negoziato sul bilancio Ue 2028-2034 si annuncia così “difficilissimo”, tra richieste di più fondi e resistenze sui nuovi strumenti fiscali come Ets e Cbam. Ma mentre Bruxelles discute, il mercato dell’energia manda segnali sempre più instabili. È in questo spazio che si inserisce la linea italiana dello scostamento: una risposta nazionale a un’Europa che resta divisa e a un’emergenza energetica che, tra prezzi e forniture, continua a rappresentare il vero banco di prova per economia e politica.

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