Trump Sfidato nella Rinegoziazione dell’Accordo sul Nucleare con l’Iran
NEW YORK – L’ex presidente Donald Trump ha frequentemente paragonato l’accordo nucleare che intende stipulare con l’Iran a quello di Obama, il Jcpoa (Joint Comprehensive Plan of Action). Questo accordo era stato abbandonato unilateralmente dagli Stati Uniti durante il primo mandato di Trump, il quale ora afferma che il suo accordo sarà “MOLTO MIGLIORE”, riporta Attuale.
I media americani discutono se Trump possa realmente raggiungere un accordo migliore, considerando che, undici anni fa, per il Jcpoa furono necessari quasi due anni di negoziati coinvolgendo un vasto insieme di diplomatici, esperti nucleari e agenti della CIA. Attualmente, il vicepresidente JD Vance, il genero Jared Kushner e l’inviato speciale Steve Witkoff sono i protagonisti di questa nuova fase negoziale, tutti con esperienze limitate nel settore.
Il Jcpoa era un documento esauriente di 160 pagine, accompagnato da cinque allegati tecnici. Il contesto attuale vede Trump negoziare con rappresentanti dell’Iran di maggiore esperienza, come il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ex vice-negoziatore del Jcpoa, che conosce a menadito il programma nucleare iraniano.
Secondo David Sanger del New York Times, sebbene Witkoff e Kushner siano considerati intelligenti e apprendono rapidamente, il tema del nucleare rimane per loro relativamente nuovo. La situazione è ulteriormente complicata dalla pressione interna su Trump, poiché l’Iran ha a disposizione carte migliori rispetto al passato, come il controllo dello Stretto di Hormuz che rappresenta un mezzo di pressione sui mercati globali.
Gli iraniani hanno già ripudiato richieste fondamentali, quali la consegna delle loro riserve nucleari e la sospensione indefinita dell’arricchimento dell’uranio. Il Jcpoa garantiva che ci volesse almeno un anno prima che l’Iran potesse sviluppare un’arma nucleare, e stabiliva tre condizioni essenziali: l’esportazione del 98% del materiale nucleare, un limite all’arricchimento al 3,67% e la cooperazione con ispezioni da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Tuttavia, il Jcpoa presentava vulnerabilità, non imponendo limiti sui programmi di missili balistici né sulle finanziarie verso milizie pro-iraniane. Trump ha sempre criticato l’accordo, sostenendo che avrebbe garantito una via verso un’arma nucleare; nel 2018 si ritirò dall’accordo su consiglio di John Bolton, allora consigliere per la sicurezza nazionale, che avvertì della necessità di una “massima pressione” sull’Iran. Tuttavia, contrariamente alle aspettative, l’Iran ha da allora incrementato il livello di arricchimento, complicando notevolmente le prospettive per la futura negoziazione.
In definitiva, oltre alla questione di un possibile nuovo accordo, resta aperta la discussione riguardo alla sostenibilità e alla sicurezza che può garantire un accordo, così come alle politiche internazionali che influenzano questa delicata dinamica.