Giorgetti sollecita flessibilità nel Patto di stabilità europeo: insoddisfazione per la situazione attuale
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ribadito la necessità di maggiore “flessibilità” nelle regole di bilancio dell’Unione Europea, chiudendo ieri sera le audizioni della commissione Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica. Giorgetti ha evitato di menzionare eventuali scostamenti dalle regole di bilancio, rimarcando invece l’importanza di un dialogo costruttivo con i Paesi partner per valutare l’adeguatezza delle nuove normative europee in fase di crisi, riporta Attuale.
Il ministro ha sottolineato che “la disciplina di bilancio non può (e non deve) essere disgiunta da una lettura complessiva e approfondita del contesto economico”. Tuttavia, ha fatto notare che Bruxelles non intende derogare sulle regole di bilancio, come confermato anche dal commissario Dombrovskis. Come già anticipato dalla premier Meloni, l’obiettivo è anticipare le crisi piuttosto che reagire solo in seguito agli eventi.
Giorgetti ha affermato che l’Italia considera cruciale l’equilibrio tra rigore, crescita e capacità di adattamento in questa nuova fase per l’Europa. Questo concetto è stato incorporato nella risoluzione delle forze di maggioranza, che ha abbandonato l’idea di una fuga unilaterale dalle regole del Patto di stabilità.
Il ministro ha anche difeso con fermezza la politica economica degli ultimi anni, la quale ha contribuito a garantire stabilità finanziaria senza misure restrittive. Per quanto riguarda il deficit, ha chiarito che il governo non ha mai previsto obiettivi sotto il 3% da giustificare una procedura di infrazione automatica. Tuttavia, il Superbonus continua a gravare sui conti pubblici, con un forte scostamento rispetto alle previsioni nei primi tre mesi del 2026, spingendo l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza a monitorare la situazione. Giorgetti ha auspicato un aggiornamento delle stime in settembre, ma ha confermato che non intendono rinunciare all’avanzo primario, ritenuto una priorità in un contesto di instabilità finanziaria.
Durante le audizioni, è emerso un accento particolare sul calcolo del deficit. Il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha risposto alle critiche della premier Meloni, affermando che il problema non è meramente numerico. È essenziale, infatti, rispettare criteri di armonizzazione e comparabilità, poiché dopo il 31 marzo, l’analisi diventa congiunta con Eurostat. Un mancato rispetto potrebbe determinare una “riserva” sui conti, compromettendo la loro affidabilità.
Critiche sono pervenute anche dalla Corte dei Conti, che ha messo in luce la spesa netta come nuovo indicatore chiave del Patto di stabilità. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha validato il Documento ma ha rivisto al ribasso alcune stime governative. Infine, Andrea Brandolini, capo del dipartimento Economia e statistica di Bankitalia, ha avvertito sugli effetti dell’aumento dei costi energetici, chiedendo aiuti “mirati”, di “entità e durata contenute”.