Da diversi mesi, il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha esortato i leader europei a considerare attentamente le reazioni di Donald Trump, poiché potrebbero rivelarsi imprevedibili. Recentemente, Trump ha annunciato un possibile ritiro di 5.000 soldati statunitensi dalla Germania, affermando che il numero potrebbe essere anche maggiore. Questa decisione potrebbe estendersi a Italia e Spagna, riporta Attuale.
Gli ottimisti
Esiste, tuttavia, una visione più ottimista rispetto a quella di Rutte. Sebbene Trump possa ordinare una riduzione della presenza militare americana, che secondo le cifre ufficiali del Pentagono ammontava a 68.000 unità al 31 dicembre 2025, è improbabile che decida di abbandonare completamente la NATO. Le ragioni di questo approccio sono molteplici.
La prima è evidente: gli Stati Uniti possiedono numerose basi militari in Europa, indispensabili per il funzionamento delle operazioni NATO e degli interessi americani. Uscire dalla NATO complicherebbe notevolmente il mantenimento di queste basi, compromettendo anche la collaborazione con i Paesi ospitanti. Tra le 16 piattaforme cruciali spicca la base di Ramstein in Germania, che ospita circa 16.000 soldati e funge da centro per le operazioni di droni a livello globale, svolgendo un ruolo fondamentale nelle azioni statunitensi in Europa, Africa e Medio Oriente, comprese le recenti operazioni contro l’Iran.
Il secondo motivo, pur non essendo vitale, è il costo elevato del ritiro. Mark Hertling, ex comandante delle forze armate statunitensi in Europa, ha stimato che ci vorrebbero «centinaia di miliardi di dollari» e almeno «quattro anni di pianificazione» per smantellare una parte delle forze presenti in Europa. Questo include non solo la movimentazione delle truppe, ma anche delle loro famiglie e del personale di supporto, che insieme formano una comunità militare di 54.000 americani intorno a Ramstein. I costi diretti del trasporto di mezzi e attrezzature complesse incrementerebbero ulteriormente la spesa.
Dividendi nascosti
Infine, ci sono i «dividendi nascosti» della NATO, che comprendono gli ordini e i contratti per l’industria militare americana. Le commesse per le armi, come i caccia F-35, i missili a lungo raggio e i sistemi di difesa Patriot, sono elementi cruciali. Inoltre, circa 1.300 accordi tra i membri della NATO stabiliscono standard per armamenti e dotazioni che privilegiano le aziende statunitensi. Una potenziale uscita degli Stati Uniti dalla NATO rischierebbe di compromettere esportazioni di circa 240 miliardi di dollari all’anno verso i partner.