Boicottaggio del Congresso internazionale dei matematici: oltre 2.400 firme raccolte
Un gruppo di accademici ha lanciato un appello al boicottaggio del Congresso internazionale dei matematici, previsto a Filadelfia dal 23 al 30 luglio 2026, evidenziando il crescente isolamento internazionale degli Stati Uniti. Tra i firmatari della petizione ci sono più di 2.400 sostenitori da 76 paesi, incluse intere associazioni di matematici, riporta Attuale.
Tra i firmatari vi sono nomi rinomati come i vincitori della Medaglia Fields, Tim Gowers e Caucher Birkar. La petizione sottolinea le ragioni del boicottaggio, enfatizzando i timori per la sicurezza degli accademici internazionali, citando l’esperienza di isolamento degli Stati Uniti durante la Prima guerra mondiale e le violazioni dei diritti umani. La petizione si sofferma su eventi legati all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e le politiche restrittive del governo americano nei confronti degli immigrati.
La lista dei firmatari evidenzia la crescente preoccupazione per l’immagine degli Stati Uniti nel contesto globale, con la Francia che guida il numero di firmatari (363), seguita dagli Stati Uniti (288) e dai matematici italiani, che sono i terzi più numerosi con 206 adesioni. Tra i firmatari italiani figurano figure di spicco come Barbara Fantechi e Matilde Marcolli, invitati a parlare in edizioni passate del Congresso.
La petizione fa riferimento al precedente Congresso che avrebbe dovuto tenersi in Russia nel 2022, boicottato a causa delle minacce alla libertà di espressione. Per il Congresso di Filadelfia, i firmatari si interrogano sulla sicurezza e criticano l’attuale governo per il suo comportamento verso i gruppi vulnerabili e per le sue politiche estere contro paesi come il Venezuela e l’Iran, sottolineando anche problemi interni come gli omicidi extragiudiziali nei Caraibi.
Nonostante il crescente supporto per il boicottaggio, la risposta di Pechino e Mosca è stata modesta, con solo 24 adesioni cinesi e pochi firmatari russi, suggerendo che le autocrazie tendono a evitare di legittimare azioni contro i governi accusati di violazioni dei diritti umani. Mentre il mondo accademico si allinea sempre più contro le politiche americane, resta da vedere se il Congresso subirà modifiche nel suo programma a causa di questo nuovo isolamento.
La situazione riflette una crescente inquietudine all’interno dell’establishment di politica estera statunitense e un cambiamento potenziale nel modo in cui gli accademici globali interagiscono con l’amministrazione americana e le sue politiche.