Attacco contro il cartello di Sinaloa: la Cia smentisce le accuse di coinvolgimento

13.05.2026 09:35
Attacco contro il cartello di Sinaloa: la Cia smentisce le accuse di coinvolgimento

Operazione Cia o aggressione di bande rivali? La morte di un narcos riaccende i dibattiti

Il 28 marzo, Francisco Beltran, membro del cartello di Sinaloa, e un suo complice sono stati uccisi da una bomba nascosta nella loro auto. Inizialmente si pensava a un agguato da parte di bande rivali, un episodio comune nelle faide messicane. Tuttavia, secondo la CNN, l’esplosione sarebbe stata un’operazione segreta della Cia. Tale versione, però, è stata smentita con fermezza dall’agenzia statunitense e dal governo locale, riporta Attuale.

In base alle affermazioni della CNN, l’uccisione di Beltran sarebbe parte di un’offensiva da parte dell’intelligence americana, con coinvolgimento diretto nel contrasto ai narcos. Le azioni includerebbero supporto alle forze messicane, attività di intercettazione e raccolta di informazioni, nonché presunta partecipazione in operazioni “cinetiche”, mirate all’eliminazione di obiettivi chiave. La strategia sarebbe orientata verso la decapitazione delle reti criminali, mirando a indebolire le organizzazioni colpendo i quadri di comando, in un contesto in cui la militarizzazione del conflitto non ha prodotto i risultati auspicati. Nonostante ciò, i gruppi criminali hanno mostrato notevoli adattamenti, migliorando i loro arsenali e organizzazione.

Gli apparati di sicurezza statunitensi collaborano con il Messico da decenni, risultando fondamentali per la neutralizzazione di vari boss tramite tecnologia e informatori gestiti dalla DEA. Un recente esempio è la morte di El Mencho, leader del cartello di Jalisco. Tuttavia, sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno deciso di estendere la loro presenza attiva in Messico, spingendo per il ricorso a forze speciali in operazioni letali contro i narcotrafficanti. Contemporaneamente, è aumentata la sorveglianza aerea lungo i confini, con droni e aerei spia che monitorano il territorio.

Recentemente due agenti della Cia sono morti in un incidente stradale dopo aver partecipato a una missione congiunta con le forze armate messicane nello stato di Chihuahua, per distruggere un laboratorio di droga. Questo evento ha scatenato polemiche politiche, con il governo centrale che ha dichiarato di essere stato all’oscuro delle operazioni clandestine sul territorio, portando alle dimissioni del governatore locale.

Le rivelazioni della CNN hanno riaperto il dibattito. Città del Messico ha negato con forza la ricostruzione proposta dall’emittente, con esperti che sollevano dubbi sulla veridicità di tali affermazioni. Il governo messicano è impegnato nella difesa della sovranità nazionale, ma si trova confrontato con le crescenti pressioni dalla Casa Bianca. Washington ha spronato i paesi latinoamericani a collaborare di più, richiedendo ampi poteri operativi per le proprie agenzie di intelligence.

Il presidente messicano ha autorizzato la Cia e altri servizi a effettuare operazioni letali contro i narcotrafficanti, accennando recentemente a “uomini sul terreno”. La presidente Sheinbaum si è mostrata propensa a rafforzare la cooperazione bilaterale, ma ha sempre negato pubblicamente un coinvolgimento diretto statunitense. Tuttavia, la realtà suggerisce che l’influenza americana oltre il Rio Grande è in aumento, influenzando l’andamento della lotta contro il narcotraffico.

1 Comment

  1. Ma che situazione surreale! Questa storia sembra un film di serie B, ma è tutto reale… La CIA in Messico? E i messicani che negano il coinvolgimento? Non so cosa pensare, ma una cosa è certa: la lotta contro i narcos richiede ben più di semplici operazioni segrete!!! Non si può ignorare il fatto che la militarizzazione non ha portato ai risultati sperati!

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