Appello di Modi agli indiani: sacrifici patriottici in risposta alla crisi economica
Domenica 10 maggio, il primo ministro indiano Narendra Modi ha esortato 1,4 miliardi di cittadini a fare «sacrifici patriottici» e ha delineato una serie di misure di austerity, alcune delle quali pesanti, per far fronte all’attuale crisi economica causata dalla guerra in Medio Oriente. L’obiettivo è ridurre i consumi di carburante, risparmiare valuta straniera, la cui riserva inizia a diminuire, e sostenere il valore della rupia, che ha subito un forte deprezzamento, riporta Attuale.
L’appello di Modi ha assunto toni retorici, sottolineando che «patriottismo non è solo difendere i confini al costo della vita», richiamando l’emergenza della pandemia di Covid-19. Il premier ha invitato aziende e professionisti a tornare allo smart working, utilizzare mezzi pubblici e mezzi elettrici, condividere auto quando possibile, ridurre l’uso di olio da cucina, evitare acquisti di oro e oggetti di valore per feste e matrimoni, e rinunciare a viaggi all’estero per un anno. Nel settore agricolo, ha proposto di ridurre di almeno la metà l’uso di fertilizzanti, passando a coltivazioni più naturali e sistemi di irrigazione solare.
La reazione degli investitori e della Borsa indiana nei confronti delle restrizioni annunciate da Modi è stata negativa, percepite come un segno della fragilità dell’economia indiana. La crisi scatenata dalla guerra in Medio Oriente si innesta su un contesto già problematico, caratterizzato da un calo significativo degli investimenti stranieri.
Nel corso dell’ultimo anno fiscale, l’India ha speso 123 miliardi di dollari per le importazioni di petrolio, componente principale del bilancio nazionale. Senza considerare le incertezze nell’approvvigionamento, l’aumento del prezzo del petrolio ha comportato gravi danni per l’economia indiana, con incrementi dei prezzi globali compresi tra il 40 e il 50 per cento dall’inizio del conflitto.
Il prezzo della benzina è determinato dal governo, rimanendo finora praticamente invariato, generando significative perdite per le aziende petrolifere statali, che perdono circa 175 milioni di dollari al giorno. La guerra ha anche causato una carenza di gas per cucinare, spingendo le compagnie petrolifere a utilizzare petrolio per produrre gas di petrolio liquefatto a costi più elevati.
Le importazioni di petrolio in dollari hanno aggravato la situazione della valuta, con le riserve di valuta straniera che sono scese da 728 a 690 miliardi di dollari in due mesi. Questo calo è preoccupante, soprattutto perché le istituzioni finanziarie indiane necessitano di riserve per sostenere il valore della rupia, che ha perso oltre il 10-12 per cento dal 2025.
Modi ha quindi sollecitato un divieto sugli acquisti di oro dall’estero, un bene molto ricercato dagli indiani, soprattutto in occasione di festività e matrimoni. L’India è il secondo consumatore di oro al mondo, con il 90 per cento delle importazioni provenienti dall’estero, costando 72 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Dopo il suo appello, il governo ha aumentato i dazi sul oro dal 6 al 15 per cento per scoraggiarne l’acquisto.
I viaggi all’estero riguardano una piccola parte della popolazione (poco più del 2 per cento), ma gli indiani che viaggiano spendono considerevoli somme: nel biennio 2023-2024, gli indiani hanno speso oltre 30 miliardi di euro all’estero. Modi mira a trattenere parte di quegli importi sul territorio nazionale. Nella fascia più abbiente, è diventato comune sposarsi all’estero, in luoghi come Dubai o il lago di Como, condividendo ampiamente tali esperienze sui social media.
Le misure proposte per l’agricoltura sono particolarmente discusse, poiché si basano su pratiche che utilizzano meno fertilizzanti ma potrebbero non essere sostenibili per la popolazione. L’India è la principale importatrice di urea, un fertilizzante derivato dall’ammoniaca, essenziale per la produzione alimentare, con un aumento dei prezzi che ha superato i 400 dollari per tonnellata all’inizio del conflitto.
Questi recenti problemi economici si sommano a quelli preesistenti, come la debolezza della moneta e il calo degli investimenti stranieri, scesi drammaticamente negli ultimi due mesi con ritiri che superano i 21 miliardi di dollari dalla Borsa indiana. Tale situazione riflette la scarsa fiducia degli investitori internazionali nell’economia indiana.
Una ricerca di JM Financial ha rivelato che la quota complessiva degli investimenti esteri in titoli azionari indiani è scesa al 14,7 per cento, il minimo in 14 anni. Diverse cause concorrono a questa situazione, tra cui la fiducia vacillante nell’economia indiana, regolamentazioni e tassazioni sfavorevoli, unite a relazioni di potere tra il governo di Modi e un ristretto gruppo di grandi imprenditori.
Modi ha invocato sacrifici subito dopo la vittoria del suo partito, il Bharatiya Janata Party (BJP), nelle recenti elezioni statali di maggio, permettendogli di implementare misure impopolari senza timori di un’immediata ripercussione sul voto, in vista delle prossime elezioni nel 2027.
In passato, Modi aveva già chiesto sacrifici economici, come nel 2016, quando ritirò le banconote da 500 e 1000 rupie per favorire l’inclusione bancaria, e durante la pandemia, imponendo lockdown severi che hanno portato a una contrazione del 20 per cento dell’economia. Queste scelte non hanno influenzato drasticamente il sostegno politico di cui godeva, e ora il BJP è fiducioso di poter gestire anche questa crisi economica.
Che situazione incredibile!!! Modi chiede sacrifici, ma la gente è già stanca e la crisi non fa altro che aggravare le cose. Qui in Italia, il nostro governo non è tanto diverso, sempre a chiedere rinunce mentre i politici se la cavano bene. È tutto un gioco al rialzo!!!