Allerta Ebola in Repubblica Democratica del Congo: nuovo ceppo Bundibugyo senza vaccino disponibile

18.05.2026 17:15
Allerta Ebola in Repubblica Democratica del Congo: nuovo ceppo Bundibugyo senza vaccino disponibile

Emergenza Ebola nella Repubblica Democratica del Congo: un nuovo focolaio preoccupa l’OMS

Roma, 18 maggio 2026 – Il nuovo focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha attirato l’attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per un’epidemia in corso nella provincia di Ituri, dopo la conferma di casi causati dal virus Ebola Bundibugyo, una variante rara per la quale non esistono attualmente vaccini autorizzati né terapie specifiche approvate, riporta Attuale.

La malattia da virus Ebola è provocata da virus appartenenti al genere Orthoebolavirus, della famiglia dei filovirus. Tra le varietà note, Zaire ebolavirus, Sudan ebolavirus e Bundibugyo ebolavirus sono le più riconosciute. Historicamente, il tasso di letalità della malattia oscilla tra il 25% e il 90%, a seconda della specie virale, della tempestività diagnostica, della qualità dell’assistenza sanitaria e del contesto del focolaio.

Un aspetto cruciale da chiarire riguarda il modo di trasmissione. Ebola non si trasmette per via aerea come l’influenza o il virus del Covid-19. Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di individui infetti, come sangue, vomito, feci, sudore e saliva, nonché con oggetti contaminati. Il rischio è elevato per coloro che assistono i malati, per i familiari conviventi e per il personale sanitario non adeguatamente protetto, così come per chi partecipa a pratiche funerarie che comportano contatto con corpi. Inoltre, il virus può entrare nella popolazione umana tramite il contatto con animali infetti, come primati, antilopi, e probabilmente pipistrelli della frutta, considerati serbatoi naturali. Dopo il salto di specie, la diffusione tra esseri umani dipende dalle catene di assistenza e contatto stretto.

I sintomi dell’infezione appaiono dopo un periodo di incubazione che varia da 2 a 21 giorni. I primi sintomi sono aspecifici: febbre, stanchezza intensa, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Nelle fasi successive, possono insorgere vomito, diarrea, dolore addominale, eruzioni cutanee e alterazioni delle funzioni renali ed epatiche, con possibilità di shock e di insufficienza multiorgano nei casi più gravi. Sebbene il sanguinamento sia spesso associato a Ebola, non è sempre presente all’inizio e tende a comparire nelle fasi avanzate. La diagnosi precoce risulta difficile a causa della somiglianza iniziale con altre infezioni, come la malaria.

La situazione attuale presenta sfide significative, in particolare a causa del virus responsabile. Uno studio pubblicato su PLOS Pathogens ha dimostrato che il ceppo attuale non è né Zaire né Sudan, ma un ebolavirus geneticamente distinto, differente di oltre il 30% rispetto ad altri noti. La letteratura scientifica sul Bundibugyo è limitata, data la rarità dei focolai documentati. Un altro studio clinico sul focolaio ugandese del 2007-2008 ha descritto sintomi compatibili con Ebola in 93 casi probabili, 56 confermati e 37 decessi.

Un secondo importante lavoro, sempre su PLOS ONE, ha confermato che il Bundibugyo provoca malattie simili alle altre forme di Ebola, caratterizzate da sintomi generali e gastrointestinali nelle fasi precoci. La letalità varia, in alcuni casi risultando inferiore a quella dei peggiori focolai di Zaire, ma resta significativa. Attualmente, non sono disponibili vaccini o trattamenti specifici per il Bundibugyo; strumenti sviluppati contro il ceppo Zaire non possono essere considerati automaticamente efficaci. La ricerca sta esplorando possibili anticorpi monoclonali, con studi preclinici promettenti ma non ancora traducibili in terapie per l’uomo.

Per affrontare l’epidemia, è fondamentale attuare misure di contenimento classiche: riconoscimento precoce dei casi, isolamento, protezione del personale sanitario, tracciamento dei contatti e comunicazione adeguata con le comunità. Queste pratiche, sebbene note, risultano difficili da applicare in una regione instabile come Ituri, segnata da movimenti di popolazione e infrastrutture sanitarie fragili. Gli sforzi devono concentrarsi sulla sorveglianza e sulla diagnosi precoce, elementi chiave per arginare la diffusione dell’infezione.

In sintesi, Ebola Bundibugyo presenta una sfida particolare poiché emerge in un contesto complesso e senza strumenti già sviluppati per altri ceppi. Tuttavia, le modalità di trasmissione rimangono chiare: il contagio avviene attraverso fluido corporeo e materiale contaminato, non vi è diffusione aerea. La velocità e l’efficacia della risposta sanitaria sono cruciali per affrontare questa emergenza.

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