Un focolaio di Ebola è emerso nella provincia di Ituri, Repubblica Democratica del Congo, portando l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dichiarare un’emergenza di salute pubblica internazionale, riporta Attuale. Finora sono stati identificati 246 casi sospetti, di cui 80 mortali, dovuti al ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini. L’OMS ha avvertito che la diffusione dei contagi potrebbe superare le attuali stime, complicata dalla difficoltà di accesso alle zone colpite, dove solo otto decessi sono stati confermati da test di laboratorio.
L’espandersi dei contagi
La situazione in Ituri è aggravata dalla presenza di gruppi armati che terrorizzano la popolazione. Il virus ha ora raggiunto la capitale Kinshasa con un caso registrato e ha varcato i confini nazionali, trovando due infettati a Kampala, in Uganda, uno dei quali è deceduto. Esperti hanno confermato un’altra infezione anche nella città orientale di Goma, attualmente controllata dai ribelli dell’M23 sostenuti dal Ruanda.
Sintomi e mortalità
In un contesto già segnato da conflitti endemici, la paura di Ebola si aggiunge alle numerose minacce vissute quotidianamente dalla popolazione. L’emergenza dichiarata dall’OMS mira a spingere le autorità regionali ad adottare misure di isolamento per coloro che sono stati contagiati. Il virus si diffonde tramite il contatto con fluidi corporei e presenta un periodo di incubazione da 2 a 21 giorni. I sintomi iniziali assomigliano a quelli dell’influenza: febbre, spossatezza e mal di testa, seguiti da vomito e diarrea. La mortalità dell’epidemia si aggira intorno al 50%, secondo le stime dell’OMS.
Scoperto 50 anni fa
Il virus Ebola è stato identificato per la prima volta nella Repubblica Democratica del Congo nel 1976, ritenendo che sia passato all’uomo dai pipistrelli della frutta. Da allora, il Paese ha affrontato 17 epidemie, con la più mortale tra il 2018 e il 2020, quando quasi 2.300 persone hanno perso la vita. La peggiore epidemia nella storia si è verificata tra il 2014 e il 2016 in tre Paesi dell’Africa Occidentale, causando oltre 10.000 vittime.
Medici Senza Frontiere
Attualmente, Medici Senza Frontiere sta intensificando i propri sforzi nella provincia di Ituri per salvare vite. Le azioni comprendono l’isolamento dei contagiati e la fornitura di supporto idrico per contrastare la disidratazione causata dal virus. Trish Newport, responsabile emergenze di MSF, ha enfatizzato che l’alto numero di casi negli ultimi dieci giorni e la diffusione su diverse aree rappresentano un motivo di grande preoccupazione.