Roma, 22 maggio 2026 – Non si tratta più soltanto di divergenze politiche. Attorno a Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, si è creato un clima di isolamento, delegittimazione e progressivo svuotamento politico e umano. Secondo indiscrezioni, l’europarlamentare sta valutando seriamente l’ipotesi di lasciare il Pd, riporta Attuale.
La decisione di Picierno non è frutto di un malumore occasionale, ma di una successione di eventi che testimoniano una frattura difficile da ricomporre: la scorta, le minacce, gli attacchi esterni, la gogna interna, il silenzio pubblico del vertice del partito nei momenti critici, l’oscuramento mediatico e infine le dinamiche europee.
I motivi dello strappo
Picierno vive sotto protezione dopo un’escalation di intimidazioni collegate a ambienti filorussi e settori estremisti pro-Palestina. Il Viminale ha disposto la scorta nel giugno 2025, a seguito di minacce ricevute anche da parte del noto anchorman russo Vladimir Solovyev, in risposta alle sue posizioni sull’Ucraina. Qui si segnala il primo strappo.
Dopo l’attacco, Picierno ha ricevuto solo un messaggio privato di solidarietà da parte di Elly Schlein, senza alcuna presa di posizione pubblica. Questo silenzio ha evidenziato l’assenza di un supporto collettivo che un partito dovrebbe dimostrare quando uno dei suoi membri viene minacciato e oltraggiato per battaglie in difesa della democrazia, dell’europeismo e della libertà.
Negli ultimi mesi, Picierno ha notato una drastica riduzione delle apparizioni televisive e una progressiva limitazione della sua agibilità politica, aggravata dopo la sua posizione favorevole al referendum sulla giustizia. Un’intervista sulla sua vita sotto scorta, pubblicata da un quotidiano vicino a Schlein, è stata segnalata come successivamente rimossa, aggiungendo ulteriore preoccupazione al suo già fragile status.
Il caso dell’Israel Defense and Security Forum
L’incontro con rappresentanti dell’Israel Defense and Security Forum ha portato a una frattura aperta. Questo incontro, avvenuto a Bruxelles nell’ambito del suo ruolo istituzionale, è stato criticato da parlamentari dem come incompatibile con le politiche del Pd. Anche se la Picierno ha sempre condannato il governo Netanyahu, l’episodio è visto come un atto di delegittimazione interna.
Si considera che la contestazione, avvenuta durante un periodo di minacce, assume un significato diverso, segnalando che il partito, anziché proteggere i propri membri, sembra retrocedere di fronte alla pressione esterna.
Le aggressioni via social
Inoltre, attorno a Picierno si è creato un ecosistema di account social e militanti che conduce campagne costanti di aggressione personale, spesso in toni insultanti. Sono stati riportati casi di legami politici con settori della sinistra interna vicini alla segreteria, contribuendo all’ostilità percepita dalla vicepresidente.
Risultano essere oltre venti le querele presentate per minacce e campagne coordinate di odio, mentre in seno ai Giovani Democratici si segnalano commenti estremamente negativi verso la Picierno, riducendo la sua esperienza a disprezzi personali.
Ma il vero nodo è politico
La vera questione rimane di natura politica. Picierno sostiene che l’europeismo, il sostegno a Kiev e la difesa delle democrazie liberali debbano rimanere principi irrinunciabili, non negoziabili. La divisione sul progetto di ReArm Europe ha evidenziato queste divergenze: al Parlamento europeo, il Pd si è diviso, con dieci favorevoli e undici astenuti sulla risoluzione di difesa europea.
Questa situazione dimostra i limiti della formula “testardamente unitari”. L’unità deve essere un metodo e non un dogma. Picierno teme che l’alleanza con il Movimento 5 Stelle possa spostare il Pd su una linea più ambigua, meno atlantica e meno chiara nei confronti di Mosca.
Inoltre, ci sono preoccupazioni relative alla ristrutturazione delle delegazioni europee, mentre Picierno subisce pressioni interne e esterne, con Nicola Zingaretti che avrebbe iniziato a lavorare per ottenere la vicepresidenza al suo posto.
Scelte che pesano sul futuro del pd
La domanda cruciale è: quanto può resistere una figura come Picierno in un partito che non offre protezione? In quanto vicepresidente del Parlamento europeo sotto scorta, la sua possibile uscita dalla scena politica solleva interrogativi non solo sulla sua carriera, ma anche sulla natura e sull’identità del Pd.
Il tema riguarda i leader storici e i dirigenti del partito, la sua postura internazionale e la capacità di tutelare i membri colpiti per motivazioni politiche. Un partito può dividersi su mozioni o candidature, ma non può ignorare coloro che sono minacciati per le loro idee. Quando ciò accade, la divergenza diventa una questione identitaria e di dignità personale per la Picierno.