Garlasco: l’impronta dell’assassino non appartiene a Stasi, nuova indagine su Andrea Sempio

22.05.2026 02:55
Garlasco: l'impronta dell'assassino non appartiene a Stasi, nuova indagine su Andrea Sempio

Pavia, 22 maggio 2026 – Garlasco è diventato il laboratorio più feroce della giustizia contemporanea: una scena del crimine dentro una villetta, e una seconda scena del crimine mediatica, che porta con sé il rischio di una condanna reputazionale in diretta, costruita mentre il processo non è ancora iniziato. Che Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva è un dato giudiziario. Proprio per questo la nuova indagine su Andrea Sempio impone un rigore ancora maggiore: non basta indicare un nuovo possibile colpevole prima di avere smontato, pezzo dopo pezzo, l’impianto accusatorio già sigillato dal giudicato, riporta Attuale.

Da qui nasce il peso dell’impronta della scarpa, che l’appello bis che ha condannato Stasi ha identificato come l’impronta dell’assassino. Una conclusione che non si fonda su un’impressione visiva, ma su un accertamento tecnico comparativo, condotto su banche dati internazionali, che ha portato a individuare un modello ben definito: Frau, numero 42.

L’impronta della scarpa: Frau numero 42

La stessa azienda Frau ha messo a disposizione le suole originali dei numeri 41, 42 e 43. Su quelle suole – oggi introvabili – sono stati eseguiti calchi, sovrapposizioni, raddrizzamenti digitali, controlli sulle dimensioni reali. L’obiettivo non era trovare una scarpa più o meno simile, ma capire se quell’impronta potesse essere attribuita a un numero preciso. Il risultato è stato netto. Non il 41. Non il 43. Il 42.

Questo rende quel dato particolarmente scomodo anche per i più accaniti revisionisti. Perché se quella traccia è davvero riconducibile a una Frau numero 42, allora il problema è anche materiale. Una scarpa non si allarga perché parte una nuova indagine quasi 20 anni dopo. Ebbene, qui la questione diventa decisiva: per far reggere la nuova ipotesi, non basta dire che il piede di Sempio è “compatibile” in astratto. Bisogna compiere un’operazione più radicale: togliere da quella traccia il piede di Stasi e riuscire a farci entrare quello di Sempio.

Il sangue di Chiara ha disegnato l’impronta

Bisogna farlo e non in tv. Bisogna dimostrare che quel piede occupa davvero lo stesso spazio, che ha la stessa ampiezza, che produce lo stesso ingombro e che può aver calpestato la scena del crimine. Non stiamo peraltro parlando di un’impronta qualsiasi, lasciata sulla polvere o su un pavimento asciutto.

Stiamo parlando di un’impronta nel sangue. È stato proprio il sangue di Chiara Poggi a disegnare la suola, a rendere leggibili marca, modello, pallini dimensione. Dentro quell’impronta c’è dunque una sequenza di movimenti, di contatti, di sangue, ma anche il confine più netto che una nuova ipotesi deve affrontare.

Cioè riuscire a stare dentro la forma concreta della prova. Una forma che non si lascia sedurre. Dunque, o regge la sostituzione, oppure la nuova ipotesi resta fuori, sulla soglia di un’indagine che – nel rispetto del giudicato – neppure doveva cominciare.

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