Indagine riaperta sul delitto di Sandra Casagrande: un uomo di 57 anni indagato dopo 35 anni

21.05.2026 14:15
Indagine riaperta sul delitto di Sandra Casagrande: un uomo di 57 anni indagato dopo 35 anni

Treviso, 21 maggio 2026 – Trentacinque anni dopo il delitto di Sandra Casagrande, le indagini registrano un nuovo sviluppo significativo. Un uomo di 57 anni, la cui identità non è stata divulgata, è stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati per la mortale aggressione della pasticcera, uccisa con 22 coltellate nel 1991. Gli investigatori stanno ora esaminando la compatibilità del suo DNA con le tracce biologiche conservate dalla scena del crimine. Tali tracce includono un profilo maschile mai attribuito fino ad oggi, riporta Attuale.

Le indagini iniziali erano caratterizzate da errori e lacune, che portarono a una frettolosa archiviazione del caso. Oggi, però, la situazione è cambiata grazie all’utilizzo di nuove tecniche di indagine genetica e al confronto con la Banca Dati Nazionale del DNA, che avrebbero fornito “elementi ritenuti meritevoli di approfondimento investigativo”, secondo quanto trapelato dalla procura della Repubblica di Treviso, che mantiene un rigido riserbo sugli sviluppi.

Ombre sul suicidio del marito

Era la sera del 29 gennaio 1991 quando il negozio di Sandra chiuse, ma lei decise di restare per completare un lavoro. Un uomo bussò e, una volta entrato, la aggredì. Le ferite inflitte furono 22, concentrate su collo e seno, suggerendo un delitto passionale. A soli 44 anni, Sandra, donna affascinante e corteggiata, aveva perso suo marito, Luciano Vio, undici anni prima: la sua morte, avvenuta per annegamento nel fiume Sile, era stata inizialmente considerata un suicidio, benché dubbi persistano dato che Vio fu trovato con le mani legate.

Le rose gialle

Una settimana prima della sua morte, Sandra ricevette un mazzo di rose gialle, simbolo di gelosia. Gli investigatori perquisirono le abitazioni di dieci sospettati con cui la vittima aveva avuto relazioni, senza ottenere risultati. Anni dopo, un anonimo contattò il programma televisivo Chi l’ha Visto, affermando di conoscere l’assassino: “Un uomo in divisa, che molestava continuamente la Sandra. Lo sapevano tutti, ma su di lui nessuno ha fatto indagini”, disse. Nonostante le segnalazioni, ad oggi non si è giunti a una soluzione.

La lotta della sorella

Numerosi interrogativi persistono, tra cui chi abbia coperto l’assassino disseminando falsi indizi e perché ci sia stata una così lunga attesa da parte dei carabinieri nel rispondere. Perché gli abiti intrisi di sangue della vittima furono distrutti e che fine abbiano fatto le banconote sporche di materiale ematico trovate presso una stazione di servizio vicino? La famiglia di Sandra continua a porsi queste domande. La sorella Bianca, ormai centenaria, non si è mai arresa nella sua ricerca di giustizia. “Prima di andarmene vorrei sapere chi ha ucciso la mia adorata sorella”, ha dichiarato lo scorso ottobre, sollecitando le autorità a riaprire il caso.

“Le prime indagini si sono svolte in un clima ostile, direi omertoso”, ammise anni dopo l’ex procuratore capo di Treviso, Antonio Fojadelli, il quale coordinava l’inchiesta nel 1991. “La sensazione è che molti sapessero, ma nessuno volesse parlare, come se ci fosse una complicità generale”. A distanza di 35 anni, la speranza è che questo silenzio possa finalmente essere spezzato.

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