La sorella di Salim El Koudri: “Non so se riuscirò a guardarlo, siamo vicini a chi soffre”

22.05.2026 06:55
La sorella di Salim El Koudri: "Non so se riuscirò a guardarlo, siamo vicini a chi soffre"

Tragedia a Modena: la sorella di Salim El Koudri esprime il dolore della famiglia

“Non so se riuscirò a guardarlo negli occhi. Non capisco cosa sia successo, non riesco davvero a capire, ma non ci saranno mai parole ‘giuste’ per riuscire ad esprimere quanto ci dispiaccia”. Con queste parole cariche di tristezza, Carmen, la sorella maggiore di Salim El Koudri, coinvolto nella strage di via Emilia Centro, a Modena, ha condiviso un messaggio audio per illustrare il dolore che lei e la sua famiglia stanno affrontando, consapevoli che è stato proprio Salim a compiere un gesto così devastante, riporta Attuale.

In una città ancora scossa dall’evento, le psicologhe dell’Ausl offrono supporto alle persone che hanno assistito alla tragica situazione. Molti cittadini lottano con l’insonnia e il trauma, incapaci di trovare pace dopo la calamità avvenuta. “È difficile, impossibile trovare parole giuste – continua Carmen –. Ogni pensiero è rivolto ai feriti, alle loro famiglie e a chiunque abbia vissuto e assistito all’incubo di sabato. Pensare che l’abbia causato mio fratello… Non possiamo neppure smettere di volergli bene; lo andremo a trovare ma non sappiamo quando”. Carmen esprime il conflitto tra l’amore per la famiglia e la realtà dell’orrore compiuto, affermando di non aver mai immaginato un evento simile. “Era sia lo studente che il figlio perfetto – aggiunge tra le lacrime –. Non abbiamo visto che qualcosa è cambiato in lui”. Un oscuro legame tra la sua lotta per trovare lavoro e il gesto estremo compiuto.

Il quadro si complica ulteriormente con la recente notizia che una turista tedesca di 69 anni, ferita nell’attacco, è stata trasferita in Germania dall’ospedale di Baggiovara. Le autorità di Modena, insieme alla Digos, continuano le indagini sul movente di Salim. Emerse divergenti teorie, si evidenzia una crescente rabbia che il giovane potrebbe aver provato verso un sistema sociale che riteneva esclusivo. L’analisi dei dispositivi sequestrati potrebbe fornire ulteriori indizi. La Procura richiede di esaminare eventuali dati ‘sintomatici’ di radicalizzazione in relazione a contenuti multimediali e affiliazioni religiose su cui Salim potrebbe essersi informato durante le ore passate davanti al computer o al cellulare.

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