Trattative tra Iran e Oman per l’istituzione di un pedaggio nello Stretto di Hormuz
L’Iran sta attualmente negoziando con l’Oman per stabilire un sistema di pedaggio per le navi che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, un punto cruciale nei complessi colloqui di pace in Medio Oriente. La notizia è stata confermata mercoledì dall’ambasciatore iraniano in Francia, Mohammad Amin-Nejad, il quale ha dichiarato che le discussioni sul pedaggio si sono intensificate, riporta Attuale.
Il regime iraniano esercita il controllo sullo Stretto attraverso la sua potente forza militare, i Guardiani della Rivoluzione, e ha già minacciato di attaccare le navi che transitano senza autorizzazione. Alcuni attacchi si sono già verificati, e l’Iran ha adottato misure come la posa di mine nel fondale, costringendo le navi a seguire una rotta stabilita dal regime, che attraversa le acque territoriali iraniane. I pedaggi sono stati già applicati in modo non sistematico, raggiungendo cifre di 2 milioni di dollari per nave.
La proposta consiste nel trovare un accordo tra Iran e Oman per rendere il pagamento dei pedaggi una prassi sistematica e duratura. L’Iran ha esplicitato la sua intenzione di mantenere il controllo dello Stretto anche dopo la conclusione del conflitto, e intende utilizzare i proventi per risarcire i danni derivanti dai bombardamenti di Stati Uniti e Israele. Il regime ha già istituito una nuova autorità, l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico, che ha recentemente pubblicato una mappa della propria giurisdizione e indicato che le navi dovranno ottenere il suo “coordinamento” e “autorizzazione” per transitare.
L’Oman, situato dall’altra parte dello Stretto, ha storicamente opposto resistenza all’idea di un pedaggio, ma secondo fonti del New York Times, ora sarebbe disposto a utilizzare la propria influenza sui Paesi del Golfo per sostenere il piano, che potrebbe risultare economicamente vantaggioso. Prima dell’inizio del conflitto, transitavano attraverso lo Stretto tra le 130 e le 140 navi al giorno, attestandosi come un importante corridoio per il commercio globale di petrolio e gas, senza alcun costo di pedaggio.
Una Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 vieta ai Paesi che si affacciano a passaggi internazionali come lo Stretto di Hormuz di imporre pedaggi. Mentre l’Iran non ha ratificato questa convenzione, l’Oman lo ha fatto. La creazione di un pedaggio nello Stretto rappresenterebbe un precedente che, secondo esperti, potrebbe avere conseguenze negative per il commercio globale, spingendo altri Paesi a seguire l’esempio. I leader internazionali, inclusi quelli europei, si sono espressi contro tale proposta, mentre lavorano su piani per garantire il passaggio sicuro dopo la fine della guerra.
L’Iran sostiene che il pedaggio sia legittimo, presentandolo come una tassa per i servizi offerti dal regime e dall’Oman, che includerebbero la garanzia della sicurezza nel passaggio. Tuttavia, questa giustificazione è debole, considerando che è lo stesso Iran a creare preoccupazioni per la sicurezza, minacciando attacchi alle navi.
Gli Stati Uniti hanno espresso la loro netta opposizione alla proposta. Il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che l’implementazione di un sistema di pedaggio da parte dell’Iran renderebbe impossibile raggiungere un accordo diplomatico. I negoziati di pace in Pakistan, mediatore nel conflitto, sono bloccati da settimane a causa di profonde divergenze tra Iran e Stati Uniti.
La precedente amministrazione di Donald Trump aveva considerato l’idea di un pedaggio nello Stretto da condividere con l’Iran. Attualmente, le forze statunitensi sono schierate nel Golfo dell’Oman, impedendo a navi in commercio con l’Iran di transitare, attuando un blocco navale che sta arrecando danni all’economia iraniana. Tuttavia, gli Stati Uniti non esercitano un controllo totale sullo Stretto, rendendo incerta la loro capacità di imporre tali misure a lungo termine.