Roma, 23 maggio 2026 – Cosa c’è dietro lo sfogo social di Allegra Gucci e perché una delle due figlie dell’imprenditore, ucciso a Milano nel 1995, ha criticato la scelta della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha deciso di non procedere sull’istanza presentata da lei e dalla sorella Alessandra, contro la condanna a rispettare l’accordo di divorzio dei genitori che prevede un vitalizio alla madre, Patrizia Reggiani, riporta Attuale.
L’omicidio Gucci e l’accordo di divorzio
Maurizio Gucci fu ucciso il 27 marzo 1995, all’età di 46 anni, nella portineria dello stabile dove si trovavano gli uffici di una sua società. Per quel delitto l’ex moglie Patrizia Reggiani è stata condannata come mandante a 26 anni di carcere, con sentenza definitiva.
Due anni prima del delitto, un accordo firmato a Saint Moritz dopo il divorzio stabilisce che all’ex moglie vada un vitalizio annuale di circa un milione di franchi svizzeri, vitalizio che, in base all’accordo, la donna avrebbe dovuto continuare a ricevere anche dopo la morte dell’imprenditore.
Il paradosso: vitalizio alla mandante del delitto
Alla morte di Maurizio Gucci, il patrimonio paterno viene ereditato dalle figlie Allegra e Alessandra. Ma, nonostante le indagini e l’esito dei processi, i tribunali italiani stabiliscono che quell’obbligo economico sia rimasto valido e che le due eredi debbano versare il vitalizio alla madre, con il risultato paradossale che le due figlie erano obbligate a pagare la somma pattuita alla madre, nel frattempo condannata per aver ordinato l’omicidio del marito e loro padre.
Il ricorso delle figlie alla Corte europea
Da qui il ricorso delle due figlie di Gucci alla Corte europea dei diritti umani. Secondo Allegra e Alessandra, i giudici italiani, con le loro decisioni, avevano violato diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea, quali il diritto al rispetto della vita privata e familiare, il diritto di proprietà e il diritto a un processo equo.
La Cedu, però, ha deluso le aspettative, decidendo di non decidere, con un provvedimento ritenuto da molti come una “conferma” delle sentenze italiane. La Corte di Strasburgo non ha nemmeno esaminato nel merito le ragioni delle sorelle Gucci, ma ha scelto di cancellare il ricorso dal ruolo, ritenendo che la controversia non giustificasse più un ulteriore esame dopo l’accordo economico raggiunto nel 2023 tra le due figlie e la madre.
L’accordo del 2023: 3,9 milioni per chiudere il contenzioso
L’archiviazione si è basata infatti sull’intesa intervenuta nel febbraio di tre anni fa, con cui Allegra e Alessandra hanno versato alla madre 3,9 milioni di euro per chiudere definitivamente il contenzioso: una cifra molto inferiore rispetto ai circa 35 milioni di euro richiesti. L’accordo era stato autorizzato dal giudice tutelare del Tribunale di Milano, dal momento che Patrizia Reggiani, oggi 77enne, ha un amministratore di sostegno, e comunicato alla stessa Corte europea. Ma come ripercorre Allegra in un post sui social, l’accordo è stato concluso sotto la pressione di procedure esecutive. In questa prospettiva, il pagamento non rappresentava una spontanea rinuncia alle proprie ragioni, ma il tentativo di porre fine a una vicenda umanamente ed economicamente devastante.