Netanyahu cerca di vendere una vittoria mentre l’esercito colpisce il Libano
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha avviato una campagna per presentare ciò che considera un successo, nonostante la realtà abbia smentito le sue promesse di “vittoria” nelle guerre contro l’Iran e i suoi alleati, riportano Attuale.
Dopo le recenti difficoltà politiche, Netanyahu sembra aver superato la fase di suppliche al presidente Donald Trump e sta cercando di recuperare consensi presso l’elettorato israeliano. Tuttavia, gli esperti sottolineano che l’accordo a cui si sta arrivando è ben lontano da quanto annunciato.
Il presidente americano ha messo in chiaro che non cederà sulla richiesta di trasferimento all’estero dell’uranio arricchito e non firmerà alcun accordo finale senza garanzie sul blocco del programma nucleare iraniano. Inoltre, ha assicurato a Israele libertà operativa contro Hezbollah in Libano. La reazione del presidente, seppur proveniente da una fonte anonima, ha avuto risonanza attraverso i social media, dove ha affermato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare”.
Nel contesto della crescente tensione, Netanyahu ha convocato un consiglio di guerra, esprimendo la speranza che le trattative possano complicarsi ulteriormente. Gli alti funzionari americani hanno confermato che non hanno fretta di finalizzare qualsiasi accordo.
I generali israeliani hanno intensificato i preparativi sul campo, in risposta agli attacchi dei paramilitari sciiti. Le forze di Tsahal continuano a bombardare il sud del Libano, mentre l’Iran richiede un’estensione del cessate il fuoco a Hezbollah, chiedendo alla Casa Bianca di intercedere presso Israele.
Le recenti rivelazioni indicano che l’accordo previsto rischia di deludere Netanyahu, che da tempo fa della lotta contro il nucleare iraniano la sua principale missione politica. Quest’anno, mentre affronta la campagna elettorale, dovrà convincere il proprio elettorato di aver raggiunto obiettivi che molti analisti giudicano difficili da concretizzare, come la caduta del regime iraniano.
Trump, nel frattempo, ha sottolineato che la sua strategia non è stata influenzata da altri e ha predetto il crollo della dittatura fondamentalista iraniana. Se l’operazione militare lanciata il 28 febbraio dovesse concludersi senza il successo sperato, ci si aspetta che il presidente cerchi di minimizzare le responsabilità dei suoi alleati.