Le forze statunitensi guidano il passaggio di 70 navi nello stretto di Hormuz, flusso ridotto rispetto a prima della guerra

01.06.2026 08:55
Le forze statunitensi guidano il passaggio di 70 navi nello stretto di Hormuz, flusso ridotto rispetto a prima della guerra

Le Forze Armate Statunitensi Coordinano il Passaggio di Navi nello Stretto di Hormuz

Nelle ultime tre settimane, le forze armate statunitensi hanno guidato a distanza il passaggio di circa 70 navi nello stretto di Hormuz, un flusso significativamente ridotto rispetto ai 130-140 transiti giornalieri pre-guerra, che rappresentavano un quinto delle esportazioni globali di petrolio e gas naturale liquefatto. La situazione continua a presentarsi critica e instabile, con gravi ripercussioni per il mercato energetico globale, riporta Attuale.

Le navi scortate dagli Stati Uniti hanno effettuato transiti in entrambe le direzioni: dal golfo dell’Oman verso il golfo Persico e viceversa. Questa navigazione suggerisce che i Guardiani della Rivoluzione, l’organo militare più potente dell’Iran che gestisce attualmente un blocco, non controllino completamente il passaggio. Le navi hanno navigato su rotte più rischiose, lontane dalle coste iraniane e probabilmente più vicine a quelle dell’Oman, paese che sta intanto trattando con Teheran per la riscossione di un pedaggio.

Le imbarcazioni avevano i transponder spenti, il che ha complicato la tracciabilità del loro percorso. Nonostante ciò, i Guardiani della Rivoluzione mantengono un controllo sostanziale sulla maggior parte delle vie marittime, rendendo il commercio sostanzialmente bloccato dall’inizio del conflitto.

Questo coordinamento a distanza si differenzia dall’“Project Freedom” annunciato da Trump all’inizio di maggio, un piano rapidamente abbandonato che prevedeva anche il dispiegamento di navi militari pronte a intervenire in caso di attacco iraniano. Attualmente, le navi statunitensi si trovano principalmente al di fuori dello stretto, nel golfo dell’Oman, mantenendo il blocco contro le navi che commerciano con l’Iran.

L’idea di una presenza militare statunitense nel golfo Persico ha suscitato forti reazioni da parte del regime iraniano, che ha intensificato i bombardamenti verso i paesi del Golfo. Questo piano è stato infine annullato anche a causa delle obiezioni dell’Arabia Saudita, che ha negato l’accesso alle basi militari del suo territorio.

La notizia riguardante il passaggio delle 70 navi suggerisce che alcuni operatori marittimi sono disposti a rischiare la traversata nonostante i pericoli associati. Finora, l’Iran ha minacciato e talvolta attaccato varie navi commerciali che hanno tentato di transitare senza autorizzazione, con migliaia di navi rimaste bloccate e circa 20.000 membri di equipaggio costretti a vivere in condizioni difficili a bordo. Il regime ha anche minato la propria area marittima, complicando ulteriormente la ricerca di una rotta sicura per le navi, che hanno poche opzioni: rimanere bloccate, cercare assistenza statunitense oppure contattare il governo iraniano per concordare il pagamento del pedaggio.

Nel frattempo, Iran e Stati Uniti hanno sollevato accuse reciproche riguardanti attacchi. Recentemente, il comando interforze statunitense in Medio Oriente ha riportato che un drone statunitense è stato abbattuto in acque internazionali, seguito da attacchi americani a postazioni iraniane. Il regime iraniano ha dichiarato di aver colpito una base militare statunitense, senza specificare dove; è possibile che questa fosse in Kuwait, dato che sistemi di difesa avevano rilevato missili e droni in volo.

Infine, i negoziati restano in una fase di stallo, con dichiarazioni da parte di Trump che un accordo è imminente, ma senza progressi tangibili da parte del regime, il quale ha smentito tali affermazioni.

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