La Commissione Europea e il Contrasto alle Importazioni Cinesi: Un’Iniziativa Controversiale
La Commissione europea sta attuando un piano per affrontare l’ingresso massiccio di merce cinese a basso costo nel mercato europeo, ritenuto necessario dalla presidente Ursula von der Leyen per proteggere l’economia europea. Tuttavia, non tutti i paesi membri dell’Unione concordano su tale approccio, creando due chiare fazioni, riporta Attuale.
Da un lato, ci sono stati che desiderano contrastare la concorrenza sleale proveniente dalla Cina, i cui beni sono spesso venduti a prezzi stracciati grazie alle sovvenzioni governative. Questa situazione mette in grande difficoltà le aziende europee, molte delle quali rischiano la chiusura e i licenziamenti. In aggiunta, i prodotti cinesi hanno forti ripercussioni ambientali e sociali, legate allo sfruttamento lavorativo e a pratiche poco rispettose dell’ambiente.
Francia, Italia, Paesi Bassi e Lituania supportano questa posizione, con la Francia che ha recentemente consegnato un documento alla Commissione invitando l’Unione Europea a rispondere attraverso nuovi strumenti commerciali. Nonostante il riferimento indiretto alla Cina, il documento ha visto il ritiro del supporto da parte della Spagna, che ora si identifica con un altro blocco di paesi.
Questo secondo gruppo, comprendente paesi come la Germania, adotta un approccio più cauto rispetto alla limitazione delle importazioni cinesi. La Germania, storicamente orientata all’export, dipende dalla Cina sia per le forniture di materie prime sia come mercato di sbocco per i propri prodotti. Ad esempio, Volkswagen, la nota casa automobilistica, realizza quasi la metà del suo fatturato grazie alle esportazioni verso la Cina.
Il timore di ritorsioni da parte del governo cinese è palpabile. Lo scorso anno, la Cina aveva limitato le esportazioni di materie prime critiche, essenziali per la tecnologia, in risposta ai dazi imposti dagli Stati Uniti, danneggiando gravemente l’industria globale e suscitando preoccupazioni nei paesi europei.
Attualmente, non sono stati divulgati dettagli specifici sul piano della Commissione e non è chiaro quanto i membri del secondo blocco si oppongano alla proposta di restrizioni.
L’obiettivo principale della Commissione è contenere l’incremento delle importazioni cinesi degli ultimi anni, evidente soprattutto nell’andamento della bilancia commerciale. Nel 2025, il deficit commerciale dell’Unione Europea con la Cina è aumentato da 312 a 360 miliardi di euro, con un incremento ancor più marcato nei primi mesi del 2025.
Nel contesto attuale, il deficit commerciale non è di per sé positivo o negativo, ma segue dinamiche particolari, considerate problematiche dalla Commissione, soprattutto a causa della dipendenza accentuata in settori sensibili come quello tecnologico.
Fonti di Politico indicano che i funzionari europei sperano di continuare a collaborare con la Cina, ma valutano anche misure più incisive per i settori strategici. Tuttavia, è incerto se tali misure saranno efficaci nel dissuadere il mercato. Questo è evidente nel caso delle auto elettriche cinesi, soggette a dazi europei che avrebbero dovuto favorire le vendite delle auto europee ma, al contrario, hanno visto un incremento delle importazioni grazie ai prezzi competitivi e alla tecnologia avanzata dei veicoli cinesi.