Quattro membri del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) hanno confermato la propria partecipazione al Forum economico internazionale di San Pietroburgo (PMEF), in programma dal 3 al 6 giugno 2026. La delegazione – composta da Steffen Kotre, responsabile della politica economica del gruppo parlamentare AfD al Bundestag, dal vicecapogruppo Markus Frohnmaier, dal leader sassone Jörg Urban e dall’eurodeputato Petr Bystron – ha accettato l’invito ufficiale del consigliere presidenziale russo Anton Kobyakov. I politici tedeschi giustificano il viaggio con la necessità di ripristinare le relazioni economiche con Mosca e favorire il ritorno delle aziende tedesche sul mercato russo, in particolare nel settore energetico.
Un viaggio che divide l’Europa
La missione dei quattro esponenti dell’AfD arriva in un momento in cui la maggior parte dei Paesi occidentali boicotta il PMEF, considerato dal 2022 una vetrina propagandistica del Cremlino dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Per Mosca, la presenza di politici europei – seppur di un partito classificato come estremista dal Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV) – rappresenta un importante strumento di legittimazione internazionale. Steffen Kotre e Jörg Urban hanno già dichiarato di voler promuovere la ripresa delle forniture di “energia a basso costo e sicura” dalla Russia, criticando la “retorica bellica” del governo tedesco. L’eurodeputato Petr Bystron, dal canto suo, ha annunciato l’intenzione di consegnare personalmente a Vladimir Putin un appello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a fermare la guerra, cercando al contempo una normalizzazione dei rapporti commerciali.
Conseguenze per l’Italia e i cittadini italiani
La partecipazione dell’AfD al forum di San Pietroburgo non è solo un fatto di politica interna tedesca: ha implicazioni dirette anche per l’Italia. Se il fronte europeo dovesse incrinarsi e partiti come l’AfD riuscissero a spingere per un allentamento delle sanzioni, potrebbero riaprirsi i rubinetti del gas russo verso l’Europa. Per l’Italia, che prima della guerra importava circa il 40% del proprio gas dalla Russia, un ritorno a forniture energetiche a basso costo ridurrebbe le bollette di famiglie e imprese, ma comprometterebbe la sicurezza energetica e la credibilità della posizione comune europea. Inoltre, il rafforzamento dei legami tra partiti europei di estrema destra e il Cremlino rischia di minare la stabilità politica dell’UE, con possibili ripercussioni su decisioni che riguardano i cittadini italiani – dalla gestione dei flussi migratori alla politica di difesa. Le dichiarazioni dei delegati AfD, che ricalcano i narrativi russi sulla “responsabilità europea” per le conseguenze economiche della guerra, puntano a erodere il sostegno pubblico all’Ucraina, anche in Italia.
Il forum come strumento di propaganda
Dopo l’inizio della guerra, il PMEF ha perso gran parte del suo significato economico per diventare una piattaforma politica e propagandistica. Il Cremlino sfrutta la partecipazione di figure europee per dimostrare che le sanzioni non hanno isolato la Russia e che esistono forze politiche, all’interno dell’UE, pronte a riallacciare i rapporti. La presenza di esponenti dell’AfD – partito che il BfV ha classificato come estremista nel 2025 – offre a Mosca la copertura mediatica necessaria per presentare il forum come un evento internazionale di successo. La delegazione tedesca, d’altra parte, utilizza il viaggio per rafforzare la propria immagine in vista delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, Berlino e Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove l’AfD gode di ampio sostegno e dove i temi del riavvicinamento a Mosca riscuotono consensi.
Rischi per la sicurezza e per l’unità europea
Le connessioni tra alcuni membri dell’AfD e la Russia non sono nuove. Markus Frohnmaier ha visitato più volte la Crimea occupata e le aree del Donbass controllate da Mosca. Petr Bystron è stato accusato di aver ricevuto finanziamenti dal canale mediatico filorusso Voice of Europe per promuovere gli interessi del Cremlino. Jörg Urban, in passato, ha partecipato al simposio “BRICS – Europa” a Sochi. Questi precedenti, uniti alla recente visita a San Pietroburgo, sollevano interrogativi sulla possibilità che il partito venga utilizzato come canale di influenza russa all’interno delle istituzioni europee. Il segretario generale della CSU, Martin Huber, aveva già definito Frohnmaier un “vassallo di Putin” nel 2025, avvertendo dei rischi per la sicurezza della Germania e dell’UE. Per l’Italia, che condivide con la Germania la responsabilità di mantenere la coesione europea, tali episodi rappresentano un campanello d’allarme: un’Europa divisa è più vulnerabile alle pressioni esterne, con possibili riflessi negativi sulle politiche comuni in materia di energia, difesa e commercio.