Immigrazione in Italia: destra e sinistra si fronteggiano su governabilità e integrazione

02.08.2026 09:45
Immigrazione in Italia: destra e sinistra si fronteggiano su governabilità e integrazione

Immigrazione: Sfida alle Democrazie Liberali in Europa

Roma, 2 agosto 2026 – L’immigrazione rappresenta il punto in cui la crisi delle democrazie liberali evolve da economica a culturale e simbolica, toccando aspetti fondamentali come il lavoro, l’abitazione, la scuola e la sicurezza. Questo fenomeno mette alla prova la capacità delle società aperte, obbligandole a non confondere l’apertura con l’assenza di criteri per la gestione dell’immigrazione, riporta Attuale.

La destra, in questo contesto, guadagna consensi quando riesce a plasmare l’immigrazione come fonte di paura identitaria. La sinistra, al contrario, tende a perdere quando risponde a questa paura limitandosi a etichettarla come ignoranza o razzismo, ignorando le reali inquietudini dei cittadini. Sullo sfondo s’insinua una crisi politica che consegna una questione reale alla sua caricatura.

Una democrazia liberale non può ignorare l’esistenza di confini. Essa può, certamente, scegliere di rendere questi confini più permeabili e umani, sempre nel rispetto del diritto internazionale e delle necessità economiche, ma non può far finta che non esistano. Il confine è la forma attraverso la quale una comunità politica determina chi ha accesso, a quali condizioni e con quali diritti e doveri, delineando così un percorso di cittadinanza. Ignorarlo significa darlo in pasto a chi lo trasforma in un simbolo feticista. Michael Walzer ha messo in evidenza che la distribuzione dell’appartenenza è una delle decisioni più delicate per una comunità democratica, dalla quale dipende la tenuta della solidarietà interna.

I dati attestano l’importanza del fenomeno migratorio. Al 1° gennaio 2025, nell’Unione Europea vivevano 46,7 milioni di persone nate fuori dall’UE, corrispondenti al 10,4% della popolazione. L’OCSE ha riportato una diminuzione del 4% nei flussi migratori permanenti verso i Paesi membri nel 2024 rispetto all’anno precedente, ma con 6,2 milioni di nuovi ingressi, il numero rimane superiore del 15% rispetto al 2019.

Il tema cruciale non è né negare né enfatizzare l’immigrazione, ma governarla. Invecchiando e con bassi tassi di natalità, le società occidentali non possono permettersi l’illusione di un’autosufficienza demografica. Tuttavia, siccome l’immigrazione è necessaria, non può essere considerata un processo spontaneo, lasciato alle dinamiche di mercato, scuole scarsamente preparate e amministrazioni locali sotto pressione.

La risposta del progressismo europeo ha presentato notevoli fallimenti. Da un lato, ha difeso a ragione il principio della dignità del migrante, ma dall’altro ha esitato nel trattare tematiche di governo, integrazione e sicurezza. Questa esitazione ha permesso alla destra di monopolizzare il discorso sui problemi concreti: le classi sovraccariche, le abitazioni insufficienti e la criminalità locale che alimenta una maggiore paura.

La destra illiberale, a sua volta, semplifica i problemi complessi riducendoli a narrazioni univoche: il migrante come causa del declino sociale, il confine come forma di redenzione, l’identità come patrimonio esclusivo dei nativi. Questa visione non promuove l’integrazione, ma la separazione e confonde le diverse categorie di immigrazione.

L’integrazione non è un mero ornamento etico; è una questione di politica pubblica seria. Comporta investimenti in lingua, istruzione, abitazione e riconoscimento delle competenze. Dove l’integrazione fallisce, non si generano solo marginalità migrante, ma emerge anche la paura tra i nativi.

I dati del 2025 sull’abbandono scolastico indicano che il 24,7% dei cittadini non europei ha abbandonato la formazione, rispetto al 7,7% dei cittadini locali, rivelando un rischio di creare percorsi paralleli in cui le due comunità si isolano volontariamente. Gli immigrati sono cruciali in vari settori, ma se vengono relegati a lavori precari, ciò alimenta ingiustizie sia per chi arriva che per i residenti già vulnerabili, creando competizione in contesti già fragili.

Georg Simmel, nel suo saggio sullo straniero, descrive una figura che, pur venendo dall’esterno, rivela le tensioni interiori della comunità. La risposta liberalsocialista deve evitare entrambe le scorciatoie: deve dimostrare che nessuna società libera può basarsi su gerarchie etniche né trasformare il migrante in un capro espiatorio.

Il confine va rivalutato non per chiudere la democrazia, ma per difenderne la struttura. Solo una comunità in grado di governare l’immigrazione può credibilmente promuovere l’inclusione e garantire diritti. La destra propone un ordine che si oppone all’apertura; la sfida consiste nel dimostrare che l’apertura può essere ordinata e non deve temere la libertà.

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