La serie *Unchosen* svela la realtà delle sette religiose in Inghilterra
La recente uscita della serie *Unchosen* su Netflix ha portato alla luce la problematica delle sette religiose nel contesto britannico. La sua creatrice, Julie Gearey, ha voluto ritrarre un aspetto poco conosciuto della vita in campagna: quello delle sette cattoliche. «Sono cresciuta in una zona dove questi gruppi erano molto comuni, ma mi sono resa conto che non tutti ne erano a conoscenza», ha spiegato Gearey, sottolineando il suo obiettivo di far conoscere queste realtà, riporta Attuale.
Per realizzare la serie, Gearey ha interagito con ex membri di diverse comunità religiose, un compito non facile, poiché è difficile comunicare con chi è ancora parte di questi gruppi. «Devi cercare chi è uscito», ha aggiunto.
Le testimonianze raccolte riguardano in particolare la setta Bruderhof, ancora attiva, e la Jesus Army, ormai disciolta a seguito di scandali sessuali. Queste narrazioni rivelano ambienti spesso fondamentalisti e restrittivi, dove le uscite dalla comunità possono risultare estremamente dolorose e complesse.
In Inghilterra esistono oltre duemila sette, secondo Gearey, anche se il numero potrebbe essere maggiore, in quanto alcune sono così piccole da sembrare normali famiglie allargate.
La Jesus Army e la Bruderhof: esempi di comunità chiuse
Una delle sette più infamanti è stata la Jesus Army, fondata nel 1969 e sciolta nel 2019 dopo vari casi di abusi. Al contrario, la Bruderhof, originaria della Germania e attiva nel Regno Unito dal 1936, adotta uno stile di vita simile ai primi cristiani, condivisione delle risorse e limitazioni rigorose verso il mondo esterno. Alcuni membri hanno riferito di pratiche aberranti come esorcismi su persone con problemi di salute.
La sceneggiatrice Gearey spiega che momenti di instabilità geopolitica storicamente portano un aumento dell’adesione a tali gruppi, che si presentano come rifugi sicuri. Spesso attirano individui in cerca di comunità, lavoro e un modo di vivere più semplice, lontano dai fastidi della vita moderna.
Tra i racconti di chi ha lasciato la Jesus Army c’è quello di Philippa Barnes, che ha vissuto la transizione dall’elemento statale a una vita comunitaria intrisa di regole ferree. La serie illustra le difficoltà che sorgono quando si iniziano a porre domande sulle pratiche della comunità, inclusi diritti e accettazione personale.
Alcuni ex membri denunciano di aver subito vere e proprie umiliazioni e affermazioni scoraggianti, come essere definiti «figli del diavolo» o visti come «futuri peccatori» a causa della loro identità di genere. Questi racconti pongono in evidenza le pressioni sociali estreme e le restrizioni di libertà all’interno di questo tipo di comunità.
La serie *Unchosen* affronta queste tematiche fin dal primo episodio, rivelando il conflitto tra l’autorità maschile e il ruolo limitato delle donne, evidenziando come le decisioni importanti siano frequentemente sottratte alle donne.
Gearey conclude affermando che l’obiettivo della serie è di spronare lo spettatore a riflettere sull’impatto delle sette sulla vita individuale, nonché sull’importanza della libertà personale e dell’accettazione nel mondo contemporaneo.