Attacco a Kiev: la resistenza ucraina di fronte al terrorismo russo
Negli ultimi sviluppi del conflitto in Ucraina, le forze russe hanno intensificato i loro raid aerei sulla capitale, Kiev, con un attacco notturno che ha comportato l’uso massiccio di droni e missili. L’autore e testimone della guerra, Andrei Kurkov, ha descritto la situazione critica in un’intervista, rivelando che molti civili sono costretti a tornare a cercare rifugio nel metrò e nelle cantine, mostrando una resistenza tenace di fronte al terrorismo russo, riporta Attuale.
Durante la serata di lunedì, Kurkov era con la moglie in un villaggio a sud di Kiev quando gli sciami di droni russi hanno cominciato a sovrastare la capitale. L’attacco, in diverse ondate, ha continuato fino alle prime ore del mattino, mentre la contraerea ucraina tentava di intercettare i missili. “Le esplosioni erano potenti; hanno colpito molti edifici residenziali”, ha raccontato.
Fortunatamente, i tre figli di Kurkov, che vivevano in diverse zone della capitale, sono stati in grado di rifugiarsi nei corridoi delle loro case, mentre i danni a molti appartamenti sono stati riportati da conoscenti del famoso scrittore. “È ormai consueta consuetudine tra gli ucraini contattarsi dopo ogni raid per assicurarsi che tutti stiano bene”, ha aggiunto Kurkov.
Oltre all’aumento della frequenza e dell’intensità degli attacchi, Kurkov ha notato un cambiamento inquietante nel modo in cui i russi effettuano i bombardamenti, con una coordinazione che sembra mirare a creare panico tra la popolazione civile. “Le loro affermazioni di colpire solo obiettivi militari sono delle menzogne. La maggior parte dei danni colpisce edifici civili e infrastrutture essenziali”, ha affermato, testimoniando danni a fabbriche di medicinali e altri servizi pubblici.
Kurkov ha denunciato l’azione come pura forma di terrorismo, sottolineando come i bombardamenti non siano mirati a obiettivi strategici, ma piuttosto a seminare paura tra la popolazione. “Malgrado tutto, la gente non si arrende”, ha detto, portando il messaggio di resilienza degli ucraini che continuano a ricostruire le loro vite anche tra le macerie. “Le bancarelle sono tornate, anche nei luoghi distrutti”, ha aggiunto.
La stanchezza tra gli ucraini è palpabile, ma non si percepisce disperazione. “Molti che avevano paura sono già fuggiti all’estero. Chi rimane crede nella resistenza e nella vittoria”, ha concluso Kurkov, affrontando anche le tensioni con la Polonia e il desiderio di entrare in Europa, sebbene la speranza in questo senso sembri affievolirsi.
Infine, riguardo alle recenti dichiarazioni del presidente Zelensky sulla possibile conclusione della guerra nel 2026, Kurkov ha evidenziato che “è solo un modo per rialzare il morale”, affermando che nessuno crede realmente in tale scadenza e che non ci sono segni di una reale volontà di pace da parte di Putin.