Trump annuncia un’intesa coi iraniani, ma la firma è incerta
DALLA NOSTRA INVIATA
WASHINGTON – Fino a ieri sera, non era chiaro se il memorandum d’intesa con l’Iran sarebbe stato firmato oggi. Donald Trump ha affermato attraverso un messaggio sul suo social Truth che «la firma dell’accordo è prevista per domani (oggi per chi legge, ndr)». Il premier pachistano Shehbaz Sharif aveva inoltre indicato che la «finalizzazione» del testo era in programma entro 24 ore, ma il ministero degli Esteri iraniano ha negato che la firma avvenisse oggi, lasciando aperta la possibilità per i prossimi giorni. La firma avverrà in forma elettronica tramite un collegamento virtuale tra Stati Uniti e Iran, con la mediazione pachistana e qatarina, poiché la presenza fisica era complicata: il vicepresidente JD Vance non sarebbe potuto tornare in patria prima della partenza del presidente per il G7, e il rischio di un imprevisto era alto. L’agenzia Fars, vicina ai Guardiani della rivoluzione, ha segnalato che la «strana insistenza» di Trump sulla firma proprio oggi stava diventando «un test per i negoziatori», riporta Attuale.
Alcuni ipotizzavano che gli iraniani non volessero concedere a Trump la soddisfazione di celebrare questa firma per il suo ottantesimo compleanno, oggi, circondato da 4.000 invitati mentre assiste alla lotta di arti marziali miste sul prato della Casa Bianca. Né gli Stati Uniti né l’Iran hanno diffuso il documento completo. Chiaramente, non si tratta di un accordo finale, ma di un’intesa per incentivare ulteriori negoziati. Il memorandum prevede l’apertura dello Stretto di Hormuz e una tregua di 60 giorni, periodo durante il quale si svolgeranno discussioni tecniche sul programma nucleare iraniano, che potrebbero condurre a risultati positivi o fallire, dato che permangono distanze significative. Nell’accordo, l’Iran riaffermerebbe il suo impegno a non sviluppare né acquisire un’arma nucleare, ma le versioni trapelate sui dettagli hanno mostrato divergenze su aspetti cruciali, come lo scongelamento dei fondi iraniani, rendendo incerta la natura di questi contenuti tra propaganda interna e punti critici che potrebbero ostacolare l’accordo.
In un post diffuso ieri, Trump ha dichiarato che l’accordo non solo aprirà immediatamente lo Stretto, ma impedirà all’Iran di ottenere un’arma nucleare «acquistandola, sviluppandola o in altri modi». Ha aggiunto che «al momento opportuno, quando tutto sarà tranquillo», gli Stati Uniti «diluiranno e distruggeranno, in Iran o negli Stati Uniti», quella che lui definisce «polvere nucleare», ossia le riserve di uranio arricchito sepolte in profondità dopo i bombardamenti americani di un anno fa. Cnn riferisce che il recupero di tale materiale non sarà semplice; l’intelligence Usa ha confermato che l’Iran ha sigillato i tunnel e piazzato mine per garantire la sicurezza di quel materiale nucleare.
Trump ha minacciato che, se Teheran non rispetterà i termini dell’accordo «velocemente, facilmente e senza problemi», gli Stati Uniti potrebbero ricorrere nuovamente all’uso della forza militare. Sul social media Truth, Trump ha ribadito che il suo accordo sarebbe «di gran lunga migliore» del «Jcpoa» di Obama, l’intesa del 2015 da cui si è ritirato unilateralmente nel 2018: «Sarà un muro contro l’arma nucleare» e ha assicurato che «non ci sarà passaggio di mano di soldi» all’Iran. Entrambi i Paesi stanno cercando di presentare questo memorandum come una vittoria alla propria opinione pubblica.
Anche per gli iraniani, in seguito all’uccisione del loro ayatollah da parte degli americani, è difficile firmare un accordo di pace. La tensione nell’area rimane alta: la scorsa notte, il Centcom americano ha rivendicato di aver abbattuto droni lanciati dall’Iran «nel tentativo di colpire navi commerciali in transito» nello Stretto.