Accordo di pace tra Stati Uniti e Iran: i dettagli della firma elettronica
Oggi si prevede un incontro virtuale per la firma di un memorandum d’intesa, che include una tregua estesa di sessanta giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz e negoziati sul programma nucleare iraniano. Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha annunciato su X che Stati Uniti e Iran sono «più vicini che mai a un accordo di pace», confermando che il suo Paese sta mediando i colloqui e si prepara per la firma elettronica, seguita da colloqui tecnici la prossima settimana, riporta Attuale.
Particolare attenzione è riservata al metodo di formalizzazione di questo primo passo: la firma elettronica, riconosciuta legalmente come equivalente a quella autografa, dimostra l’intenzione delle parti di accettare i termini del documento. Il primo caso storico di utilizzo di tale metodo risale al 1998, quando Bill Clinton e il primo ministro irlandese Bertie Ahern firmarono elettronicamente un accordo.
Attualmente, vengono utilizzati dati biometrici o certificati digitali per verificare l’identità degli attori coinvolti, i quali si presumono stiano partecipando a una videoconferenza criptata.
Una volta firmato, il documento viene crittografato e creato un registro di controllo, contenente dettagli di verifica dell’identità, data, ora e posizione geografica, informazioni sul dispositivo utilizzato e eventuali verifiche di autenticazione. Questo processo garantisce l’integrità del documento e fornisce prova legale dell’avvenuta firma elettronica.
La validità e l’identità dei firmatari sono confermate tramite certificati digitali emessi e controfirmati dalle rispettive autorità nazionali. Fonti informate spiegano che, per prevenire modifiche unilaterali del documento finale, l’impronta digitale del trattato, una stringa di codice univoca generata dal file di testo definitivo, viene condivisa tra i Paesi garanti. Qualsiasi modifica apportata al testo farebbe sì che l’hash risultante non corrisponda a quello originale.