Netanyahu critica l’accordo tra Stati Uniti e Iran, definendolo un fallimento per Israele

16.06.2026 09:45
Netanyahu critica l'accordo tra Stati Uniti e Iran, definendolo un fallimento per Israele

Accordo tra Stati Uniti e Iran provoca indignazione in Israele

L’accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente ha suscitato reazioni furiose in Israele. Commentatori vicini al governo del primo ministro Benjamin Netanyahu lo hanno definito un “tradimento” degli Stati Uniti, mentre vari politici del governo e dell’opposizione lo considerano un “fallimento”. Netanyahu ha accennato alla possibilità di rivedere il suo rapporto con Donald Trump, se necessario, riporta Attuale.

La firma dell’accordo è prevista per venerdì 19 giugno, ma i dettagli specifici rimangono poco chiari. Dalle prime indiscrezioni sembra che l’accordo possa rivelarsi problematico per gli interessi del governo di Netanyahu. Una delle questioni principali riguarda il Libano, dove Israele sta conducendo operazioni contro Hezbollah, gruppo armato sciita alleato dell’Iran, e ha occupato un’area del Libano meridionale per creare una zona di sicurezza.

Israele ha sempre cercato di mantenere separate le sue guerre, tanto che quando ad aprile Stati Uniti e Iran raggiunsero un cessate il fuoco, Israele e Libano ne annunciarono uno a parte.

Secondo Iran e Pakistan, mediatore dell’accordo, quello concluso domenica con gli Stati Uniti prevederebbe un cessate il fuoco complessivo che includerebbe anche la fine dei combattimenti in Libano, dove Israele ha continuato a bombardare fino a domenica. I media iraniani sostengono che Israele potrebbe dover ritirarsi dal territorio libanese.

Gli Stati Uniti non hanno confermato o smentito questa parte dell’accordo, e i termini sono ancora sconosciuti, ma la risposta israeliana è stata immediata e indignata. La presenza di Hezbollah ai confini israeliani è percepita come una minaccia diretta, e la possibilità che le operazioni contro il gruppo siano limitate è inaccettabile per Tel Aviv.

«Non siamo firmatari di questo accordo che non risolve i nostri problemi di sicurezza, e non siamo tenuti a rispettarlo in alcun modo. Non possiamo fare compromessi che non comprendano la distruzione di Hezbollah», ha dichiarato Itamar Ben-Gvir, ministro della Pubblica sicurezza e figura estremista del governo Netanyahu. Anche l’opposizione sostiene questa visione; Yair Lapid, uno dei leader, ha definito l’accordo un “scioccante fallimento” della politica estera e di sicurezza israeliana.

Lunedì Netanyahu ha tenuto una conferenza stampa in cui ha affermato che Israele non si ritirerà dal Libano, mettendo in discussione la relazione con Trump. Durante il fine settimana, Trump aveva reagito con rabbia all’attacco israeliano su Beirut poche ore prima della firma dell’accordo: «Perché Bibi ha fatto un attacco? Ero così arrabbiato… Un’ora prima di firmare l’accordo!» ha dichiarato Trump ad Axios, utilizzando il soprannome di Netanyahu. «Non ha buon senso».

Indipendentemente dal contenuto dell’accordo, se Trump ritenesse che le azioni israeliane possano compromettere la tregua con l’Iran, potrebbe esercitare pressioni su Netanyahu, una possibilità inaccettabile per il primo ministro israeliano. «Questo accordo è stato fatto dagli Stati Uniti, dal presidente degli Stati Uniti. È una sua decisione. Noi abbiamo i nostri interessi», ha affermato Netanyahu lunedì.

Aggiungendo ulteriori complessità alla situazione, prima della guerra, l’obiettivo di Stati Uniti e Israele era rovesciare il regime iraniano, con richieste di fermare il programma nucleare, limitare il programma missilistico e interrompere il supporto alle milizie alleate come Hezbollah.

Attualmente, l’accordo non sembra considerare nessuna di queste richieste. Dopo la firma, ci sarà un periodo di 60 giorni per discutere il nucleare. Trump ha garantito che l’Iran non avrà l’arma atomica, ma Israele è preoccupato per questioni tecniche come la gestione delle tonnellate di uranio arricchito detenute dal regime. Non ci sono concrete informazioni su missili e milizie, questioni che Israele considera fondamentali per la propria sicurezza.

L’accordo potrebbe anche includere vantaggi economici per l’Iran, come il rilascio di fondi congelati. Anche questo aspetto è inaccettabile per Israele, poiché significherebbe che dopo mesi di guerra il regime iraniano non solo rimarrebbe in piedi, ma riceverebbe anche risorse per finanziare milizie come Hezbollah. Dettagli su questi fondi non sono ancora disponibili, ma rappresentano un’ulteriore fonte di preoccupazione per Israele.

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