Tremore devastante in Venezuela: bilancio in crescita
Roma, 27 giugno 2026 – Il bilancio del doppio terremoto che ha colpito il nord del Venezuela nella notte tra il 24 e il 25 giugno continua ad aggravarsi. Le cifre provvisorie parlano di quasi mille, oltre 4.000 feriti e circa 50 mila dispersi. L’ultima scossa, di magnitudo 4.9, è stata registrata nel centro del Paese, con epicentro a 44 chilometri a nord di Maracay, una delle molte repliche di una sequenza iniziata il 24 giugno, riporta Attuale.
La sequenza sismica è stata provocata da una faglia lunga circa 210 chilometri, come ricostruito dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. “Si tratta di una discontinuità della crosta terrestre,” spiega Salvatore Stramondo, direttore della sezione del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv. “La faglia si trova tra due placche, quella sudamericana e quella caraibica, i cui movimenti relativi generano localmente terremoti anche di magnitudo significativa.”
Il dottor Stramondo ha spiegato che l’Ingv ha pubblicato un modello secondo cui questa faglia si è mossa. Questo modello è stato ottenuto attraverso l’interferometria SAR, una tecnica che elabora dati radar da satellite. “I sensori misurano le variazioni di distanza, quindi gli spostamenti del suolo, che qui vanno da pochi centimetri fino a oltre due metri. Attraverso modelli matematici, ricostruiamo la lunghezza della faglia che si è mossa e di quanto si è mossa in profondità: abbiamo stimato un massimo di 3,6 metri di scorrimento in profondità,” ha aggiunto.
Il concetto di terremoto deve essere visto come un fenomeno complesso. “Parliamo di sorgente estesa. Analizzando eventi come quello del 2016 in Italia, le faglie che hanno prodotto quegli eventi avevano una lunghezza stimata tra 15-25 chilometri,” ha spiegato Stramondo. Inoltre, la scossa di magnitudo 7.5 ha liberato un’energia circa otto volte maggiore rispetto a quella del terremoto dell’Irpinia del 1980.
Stramondo ha descritto questo evento come un “doppietto sismico.” “Il movimento lungo questa struttura ha portato a rotture successive in momenti ravvicinati. I due eventi sono per così dire gemelli: il primo determina una variazione dello stress lungo il piano di faglia, che porta alla rottura di un secondo segmento importante,” ha commentato.
Parlando delle scosse sismiche a noi più familiari, Stramondo ha chiarito che anche in quel caso si deve considerare una sorgente più estesa con movimenti che generano terremoti successivi. “Se guardiamo la localizzazione degli eventi, vediamo che non sono distribuiti in un unico punto, ma in un’area: prima il movimento principale, poi i cosiddetti aftershock,” ha aggiunto.
Infine, riguardo alla probabilità di future scosse forti, Stramondo ha affermato: “Dopo un terremoto di magnitudo 7.5 ci aspettiamo centinaia di scosse tra 5 e 6 e migliaia sotto magnitudo 5. È ciò che ci insegna la conoscenza della tettonica attiva, in Italia come nel resto del mondo.”
Il momento richiede ora maggiore attenzione alla prevenzione strutturale. “In Italia abbiamo imparato, purtroppo, attraverso una serie di emergenze,” ha concluso il dottor Stramondo, indicando la necessità di rispettare norme tecniche molto rigide e di garantire costruzioni sicure contro i terremoti futuri.