Sterminio familiare a Roma, killer in fuga dopo l’omicidio di quattro connazionali

28.06.2026 05:55
Sterminio familiare a Roma, killer in fuga dopo l’omicidio di quattro connazionali

Strage familiare a Roma: un uomo uccide tre membri della sua famiglia

Un crimine atroce ha scosso la periferia di Roma, quando Shahadat Hossain, un uomo di 43 anni di origine bangladese, ha assassinato tre membri della famiglia Momotaj in un appartamento nel quartiere di Casalotti. Il delitto, avvenuto venerdì sera, è stato caratterizzato da un’ossessione morbosa per la moglie dell’uomo, Jahan Momotaj. Hossain, che aveva ricevuto un permesso di soggiorno umanitario poche ore prima, è attualmente ricercato dalla polizia, riporta Attuale.

Le forze dell’ordine sono intervenute dopo aver ricevuto segnalazioni dai vicini, allarmati dalle grida provenienti dall’immobile. Una volta entrati, gli agenti hanno trovato una scena straziante: tre corpi mutilati giacevano a terra, e solo il figlio ventenne Amir era ancora vivo, sebbene gravemente ferito e trasportato d’urgenza all’ospedale Gemelli in condizioni critiche. L’arma del delitto, una mannaia, è stata rinvenuta nell’appartamento, abbandonata dall’assassino durante la fuga.

Le indagini rapide hanno condotto immediatamente al sospettato, Hossain, che aveva stabilito una relazione amichevole con la famiglia. Gli investigatori hanno appurato che Hossain, ossessionato da Jahan, l’aveva molestata più volte. La sera del crimine, dopo aver pianificato ulteriori approcci, ha aggredito prima Jahan e la figlia Arowa, infliggendo loro ferite mortali. Quando il marito Kamal e Amir sono tornati a casa, sono stati colpiti. Kamal non ha avuto scampo, mentre Amir è riuscito a scappare e chiedere aiuto.

Un particolare inquietante è emerso: il giorno dello sterminio, la Questura di Frosinone aveva appena concesso a Hossain un permesso di soggiorno per motivi umanitari. L’uomo, un richiedente asilo, aveva appena ricevuto il via libera mentre uno dei suoi amici stava lavorando al supermercato ‘Dem’ come tuttofare. Kamal era in Italia da quindici anni e la sua famiglia lo aveva raggiunto solo due anni prima. Descritto da amici e vicini come una persona disponibile e gentile, la sua perdita ha lasciato un vuoto incolmabile nella comunità.

Amir, il giovane figlio, era noto per giocare a calcio e partecipare a tornei locali. Mentre si stanno preparando le autopsie, la polizia ha avviato una vasta caccia all’uomo e ha diffuso l’immagine di Hossain. Droni sorvolano il Tevere mentre raccogliono prove dai tabulati telefonici e dalle telecamere di sicurezza dell’area.

Un post pubblicato da Hossain la sera del 25 giugno ha colpito le autorità, con frasi inquietanti: “Un uomo non solo muore da solo, muore se stesso e lascia gli altri come sono morti. Ecco perché dovresti morire con i tuoi cari quando muori. Così nessuno deve soffrire per nessuno.” Queste parole sono state interpretate come la manifestazione della sua mente instabile e delle sue intenzioni omicide.

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  1. Ma che mondo stiamo vivendo, possibile che dopo aver ottenuto un permesso di soggiorno ci sia gente capace di compiere atti simili? È davvero inquietante… Povera quella famiglia, una tragedia che lascia senza parole, speriamo che Amir si riprenda presto.

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