Lisbona: il boom delle baraccopoli e la crisi abitativa del capitale portoghese

29.06.2026 13:17
Lisbona: il boom delle baraccopoli e la crisi abitativa del capitale portoghese

Crisi abitativa a Lisbona: aumentano gli insediamenti informali

Negli ultimi anni, Lisbona ha visto una crescita allarmante degli insediamenti informali, noti localmente come bairros de barracas, a causa della crescente scarsità di abitazioni a prezzi accessibili. A questo fenomeno ha contribuito l’aumento vertiginoso degli affitti e la trasformazione urbana che ha trasformato storici edifici in lussuosi appartamenti. Questa situazione ha sorpreso anche gli attivisti impegnati nella questione abitativa, che segnalano come nella periferia della città, a pochi chilometri dai luoghi turistici, stia emergendo una realtà nuova e preoccupante, riporta Attuale.

La crisi abitativa a Lisbona è aggravata dalla presenza di numerosi migranti e lavoratori precari, che non possono permettersi di vivere in abitazioni regolari. Si stima che attualmente l’area metropolitana di Lisbona abbia almeno 27 quartieri informali, rispetto ai soli sei registrati in passato. Questo incremento ha portato all’emergere di comunità di persone abbandonate a se stesse, che vivono in condizioni precarie, spesso senza allacci alla rete idrica ed elettrica, confinati in spazi fatiscenti.

Le autorità comunali di diverse zone di Lisbona, sia governate dalla destra che dalla sinistra, tendono a rispondere alla questione abitativa principalmente attraverso demolizioni, spesso senza preavviso. A Odivelas, ad esempio, è stato indetto un bando da 280 mila euro per la demolizione di baracche, senza una vera proposta di ricollocazione per gli abitanti sfrattati.

Il contesto storico di Lisbona, segnato da anni di politiche abitative inefficaci e dalla scarsità di edilizia popolare, ha contribuito a creare le basi per questa crisi. Negli anni della dittatura fascista, l’accesso a case economiche era quasi inesistente, e le condizioni sono rimaste stagnanti fino agli anni Duemila. Durante la crisi economica successiva al 2008, il governo portoghese ha adottato misure di austerità che hanno ulteriormente ridotto le risorse destinate all’edilizia popolare.

Nel tentativo di attrarre investimenti esteri, il governo ha implementato incentivi come le Golden Visa e il regime fiscale per residenti non abituali, che hanno contribuito ad un aumento dei costi immobiliari e alla creazione di un mercato di case di lusso, spesso lasciate vuote. La conseguenza è stata un progressivo allontanamento dei residenti locali dalle aree centrali, verso le periferie e in alcuni casi verso i bairros.

Nonostante la presenza di 50 mila abitazioni vuote a Lisbona, la soluzione ai problemi abitativi appare distante. Le recenti proposte di legge mirano a facilitare la vendita di queste case, ma non garantiscono condizioni accessibili per i nuovi inquilini. In un clima di crescente tensione, gli attivisti temono che la questione abitativa venga strumentalizzata a fini politici, distorcendo una problematica che riguarda principalmente i lavoratori a basso reddito, anziché i migranti.

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