Il ritiro di Hamas dal governo di Gaza e le sue implicazioni per la pace regionale

07.07.2026 16:55
Il ritiro di Hamas dal governo di Gaza e le sue implicazioni per la pace regionale

Hamas annuncia lo scioglimento del proprio governo nella Striscia di Gaza

Il gruppo palestinese Hamas ha annunciato lo scioglimento dell’organismo con cui ha governato la Striscia di Gaza per quasi vent’anni, trasferendo i poteri al Comitato tecnico creato in seguito all’accordo per il cessate il fuoco con Israele. Questa decisione rappresenta un passo potenzialmente significativo verso una soluzione diplomatica del conflitto, anche se c’è il rischio che rimanga solo simbolica senza un reale cambiamento nel controllo di Hamas su una parte della Striscia, mentre l’altra è ancora sotto occupazione israeliana, riporta Attuale.

La rinuncia al governo sembra essere un tentativo di sbloccare un lungo stallo nelle trattative per l’avvio della cosiddetta “fase 2” del cessate il fuoco, che dovrebbe includere la ricostruzione, strumenti di autogoverno palestinese, il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia e il disarmo di Hamas. Tuttavia, obiettivi come questi sono ancora molto distanti, nonostante siano passati nove mesi dalla firma del cessate il fuoco. Inoltre, Hamas non ha menzionato il proprio disarmo, condizione ritenuta necessaria da Israele per continuare i negoziati.

Il nuovo Comitato tecnico per l’amministrazione di Gaza, ufficialmente denominato Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG), è stato istituito nell’ambito degli accordi per il cessate il fuoco. Creato dal Consiglio di Pace, organismo voluto da Donald Trump per gestire il processo di pace e la ricostruzione, il NCAG ha visto la nomina di 13 membri palestinesi a gennaio. Presieduto da Ali Shaath, ingegnere originario di Gaza, il comitato non ha mai potuto entrare a Gaza a causa del blocco imposto da Israele.

Fino ad oggi, Hamas ha mantenuto il controllo nella Striscia attraverso metodi violenti, inclusi atti di repressione contro avversari politici e membri di clan ribelli accusati di legami con Israele. Con lo scioglimento delle strutture politiche a Gaza, rimarranno in funzione solo quelle amministrative. Negli anni, Hamas ha assunto molteplici ruoli a Gaza: forza militare, organismo di controllo, datore di lavoro e autorità nella risoluzione di bisogni quotidiani come acqua, elettricità e cibo.

Nonostante gli accordi di ottobre prevedessero un disarmo totale di Hamas, il gruppo ha chiarito che non vi sarà alcun passo in quella direzione fino a quando durerà l’occupazione israeliana. Al momento della firma degli accordi, l’esercito israeliano controllava il 53% della Striscia, quota che è aumentata al 60%, secondo le più recenti indicazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale ha dato disposizione ai generali di estendere il controllo fino al 70% del territorio.

Israele ha risposto all’annuncio di Hamas, con il ministro degli Esteri Gideon Saar che ha affermato che questa mossa non cambia nulla, definendola una strategia per “evitare il disarmo” e sottolineando che un eventuale governo civile a Gaza sarà comunque dipendente da Hamas finché il gruppo rimarrà armato.

Due fattori chiave potrebbero influenzare la situazione a Gaza. Innanzitutto, le elezioni israeliane previste per ottobre, che potrebbero indurre Netanyahu a non concedere alcuna apertura prima del voto, per mantenere il supporto della sua attuale coalizione di governo. Nel frattempo, anche Hamas si trova in una fase di divisione interna, priva di una leadership chiara e caratterizzata da visioni diverse tra le sue principali correnti.

Dopo la morte di Ismail Haniyeh nel luglio 2024 e di Yahya Sinwar nell’ottobre dello stesso anno, Hamas ha gestito la leadership attraverso un gruppo ristretto in attesa dell’elezione di un nuovo capo politico. Dispute interne sulla leadership sono emerse tra Khalil al Hayya, visto come rappresentante della linea dura, e Khaled Meshal, il quale orienta verso una posizione più diplomatica supportata da Qatar e Turchia.

Attualmente, il supporto di Hamas tra la popolazione è limitato. Le condizioni di vita continuano a rimanere critiche, con scarsi rifornimenti di cibo e medicinali e la ricostruzione ferma.

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