Il prezzo del petrolio sale a causa degli attacchi tra Iran e Stati Uniti

18.07.2026 09:05
Il prezzo del petrolio sale a causa degli attacchi tra Iran e Stati Uniti

Il prezzo del petrolio raggiunge il massimo mensile mentre il conflitto tra Iran e Stati Uniti si intensifica

Venerdì, il prezzo del petrolio sul mercato internazionale ha toccato i livelli più alti dell’ultimo mese, a causa dell’escalation degli attacchi reciproci tra Iran e Stati Uniti. Il Brent, riferimento per il mercato europeo, è aumentato di oltre il 4 per cento, raggiungendo gli 88 dollari al barile; il WTI, riferimento per il mercato statunitense, ha visto un incremento di oltre il 3 per cento, arrivando a 82 dollari al barile, riporta Attuale.

Questi prezzi sono significativamente inferiori ai picchi registrati all’inizio del conflitto, quando, tra marzo e aprile, il petrolio aveva superato i 120 dollari al barile. Tuttavia, segnano una risposta chiara dei mercati agli sviluppi recenti in Medio Oriente, con il cessate il fuoco di aprile che sembra definitivamente compromesso. I negoziati sono stagnanti, complicati dalla dura opposizione della fazione più estremista del regime, e lo stretto di Hormuz è chiuso tanto dagli Stati Uniti quanto dall’Iran.

La notte tra venerdì e sabato ha segnato la settima notte consecutiva di bombardamenti statunitensi su vasta scala contro l’Iran. Sebbene ci siano già stati attacchi sporadici nei mesi scorsi, questi erano per lo più diretti a obiettivi militari, inclusi sistemi di difesa aerea e siti missilistici. Attualmente, gli Stati Uniti hanno ampliato i loro obiettivi per includere infrastrutture civili come ponti e ferrovie, nel tentativo di esercitare pressione sul regime iraniano e indurlo a scendere a compromessi nei negoziati, ma finora senza successo.

Sabato, i media di stato iraniani hanno riportato attacchi a impianti di desalinizzazione e centrali elettriche a Jask, nel sud dell’Iran, e nuove offensive nella provincia di Hormozgan, già colpita in precedenza. Gli Stati Uniti, nei giorni precedenti, avevano bombardato ponti a Bandar-e Khamir e Iranshahr e il porto di Shahid Kalantari, dove era stata distrutta una torre di controllo utilizzata per monitorare il passaggio nello stretto.

In risposta ai bombardamenti, l’Iran ha attaccato navi che tentavano di attraversare lo stretto di Hormuz e ha colpito basi statunitensi e obiettivi civili nei paesi del Golfo. Le recenti azioni hanno incluso attacchi su Bahrein, Qatar, Kuwait e Giordania, con i primi allarmi antiaerei in Arabia Saudita dopo diversi mesi.

I Guardiani della Rivoluzione, il corpo armato più potente dell’Iran, hanno affermato di aver colpito un deposito di droni statunitensi in Bahrein e di aver distrutto il principale centro di intelligenza artificiale del paese con missili balistici e droni.

Nel frattempo, il passaggio attraverso lo stretto di Hormuz è diminuito rispetto alle settimane precedenti, a causa del duplice blocco navale. Le principali agenzie di tracciamento segnalano che i passaggi si sono ridotti a una manciata di navi al giorno, rispetto alle 130-140 navi prima dell’inizio del conflitto. Per l’Iran, il blocco dello stretto rappresenta principalmente un’arma negoziale; per gli Stati Uniti, è un modo per privare il regime iraniano di entrate vitali, sempre con la speranza di spingerlo a negoziare.

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