Differenze miliardarie nei ricavi del petrolio venezuelano: il governo chiede trasparenza agli Stati Uniti
Da sei mesi, gli Stati Uniti vendono il petrolio venezuelano per conto del governo locale, ma i conti non tornano: vi è una differenza di almeno 10 miliardi di dollari (quasi 9 miliardi di euro) che non si sa dove siano. Questi fondi sono di vitale importanza per il Venezuela, già gravemente colpito da un disastroso doppio terremoto che, secondo una stima delle Nazioni Unite, ha causato danni per 37 miliardi di dollari. «Nel paese c’è una domanda generalizzata: dove sono i reales, come diciamo qui, dove sono i soldi?», ha dichiarato l’economista venezuelano José Guerra, ex presidente della commissione Bilancio, aggiungendo: «Non c’è trasparenza», riporta Attuale.
A gennaio del 2026, gli Stati Uniti hanno catturato l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro con un’operazione militare mirata, ponendo al suo posto la vicepresidente Delcy Rodríguez, che ha avviato riforme nel settore petrolifero, parzialmente liberalizzandolo ma assoggettandolo agli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato del presidente statunitense era quello di gestire il petrolio venezuelano, che possiede le riserve più ampie del mondo; obiettivo che è stato raggiunto.
Gli Stati Uniti controllano le esportazioni di petrolio del Venezuela, con l’impegno di versare progressivamente i ricavi al governo locale. Sostengono di tutelare i soldi dai creditori del Venezuela, gravemente indebitato. Tuttavia, la vera motivazione è politica: trattenendo i fondi, Washington può esercitare pressione su Rodríguez, il cui governo dipende dagli Stati Uniti anche per il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici. Con il venticinque percento del PIL venezuelano legato al settore petrolifero, la mancanza di questi fondi rende difficile il funzionamento dello stato.
Il sistema di trasferimento dei fondi è stato paragonato a un genitore che assegna una paghetta ai figli, ma non è chiaro quanto venga effettivamente trasferito o con quale regolarità. Secondo il Financial Times, gli Stati Uniti hanno incassato almeno 13 miliardi di dollari dalle vendite del petrolio venezuelano, ma le informazioni sono scarse e spesso contraddittorie. Il governo venezuelano ha recentemente lanciato un’iniziativa di facciata online per monitorare le vendite, che riporta solo una cifra di 300 milioni di dollari per marzo, con un’audizione al Congresso che menzionava trasferimenti di 3 miliardi di dollari, dieci volte superiore.
In un’audizione al Congresso, il governo statunitense aveva promesso una rendicontazione retroattiva dei trasferimenti attribuita alla multinazionale di consulenza KPMG; tuttavia, questa reportistica non è ancora stata pubblicata. All’inizio, i ricavi erano depositati su un conto in Qatar, ma da febbraio si sostiene che siano su conti statunitensi. Il mercato del trading petrolifero è noto per la sua opacità e il coinvolgimento di multinazionali come Vitol e Trafigura, note per i loro metodi controversi.
Sary Levy-Carciente, economista della Florida International University, sostiene che il governo venezuelano riceve i fondi attraverso canali controllati senza fornire resoconti contabili. Inoltre, afferma che «una parte significativa del valore delle esportazioni viene assorbita prima di arrivare nei conti del governo: nelle spese per le joint-venture, nelle forniture dall’estero e negli accordi sul debito». Senza informazioni sui versamenti statunitensi e sulla loro tempistica, rimane ignota la reale entità del valore dei barili esportati. Guerra afferma che l’unica certezza è che ciò che gli Stati Uniti inviano probabilmente non corrisponde al valore delle esportazioni.
Attualmente, il Venezuela produce più di un milione di barili di petrolio al giorno, un aumento rispetto ai mesi finali di Maduro, quando Washington tentava di bloccare le esportazioni. Con il recente aumento dei prezzi del petrolio, dovuto anche alla guerra in Medio Oriente, ci si aspetterebbe una crescita dei ricavi, ma l’economia venezuelana continua a risentire della crisi, aggravata dal recente terremoto.
La mancanza di trasparenza economica è in continuità con l’era di Maduro, mentre statistiche macroeconomiche cruciali sono state a lungo secretate per nascondere la reale situazione economica del paese. Guerra esprime scetticismo sulle possibilità di cambiamento immediato, sottolineando che l’ostacolo principale non è più la forza armata, ma l’incertezza sulle reali intenzioni del governo statunitense riguardo al futuro del Venezuela.
Incredibile come il Venezuela si trovi in questa situazione… Dopo anni di caos, ora dipende anche dagli Stati Uniti per i suoi fondi. Ma dove sono realmente questi soldi? Sembra che ci sia un grosso mistero che nessuno vuole svelare. La trasparenza è fondamentale, soprattutto per un paese già in crisi!!!