Il governo ungherese ha posticipato l’apertura dei prossimi due cluster negoziali per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, quelli dedicati al mercato unico e alla politica economica e sociale. Lo hanno riferito due fonti diplomatiche al Financial Times, segnalando un rallentamento che ha sorpreso Bruxelles dopo le aperture delle scorse settimane.
La frenata dopo il cambio di governo
Con la sconfitta elettorale di Viktor Orbán e l’arrivo del nuovo premier Peter Magyar, molti osservatori avevano previsto un rapido sblocco del percorso di Kiev verso l’Ue. A giugno era stato aperto il primo cluster sulle questioni fondamentali, seguito a inizio luglio dal secondo su politica estera e sicurezza. La decisione di Budapest di frenare sui due capitoli successivi è stata accolta con cautela: un diplomatico l’ha definita “un piccolo intoppo” destinato a risolversi, ma altri funzionari hanno avvertito che senza un impegno politico diretto di Magyar il processo potrebbe segnare il passo.
La posizione ungherese
Un portavoce del governo ha giustificato lo stop spiegando che l’Ungheria è contraria a qualsiasi “procedura accelerata” per l’Ucraina. Secondo Budapest, Kyiv non dovrebbe ricevere un trattamento più favorevole rispetto ai Paesi dei Balcani occidentali, che attendono da anni l’ingresso nell’Unione. Resta inoltre in sospeso il primo incontro bilaterale tra Magyar e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, più volte annunciato ma mai ancora fissato.
La partita europea
Il rinvio mostra come, nonostante la rottura dell’asse Orbán-Putin, permanga in Ungheria un certo scetticismo verso l’integrazione rapida di Kiev. Il percorso di adesione dell’Ucraina, pur sostenuto dalla maggioranza degli Stati membri, rimane esposto a veti e rallentamenti tecnici che possono allungare sensibilmente i tempi. Per il momento, il governo Magiar non ha indicato una nuova data per l’apertura dei due cluster congelati.