Tensioni europee: il governo italiano critica le politiche migratorie di Sánchez su Ceuta

01.08.2026 19:11
Tensioni europee: il governo italiano critica le politiche migratorie di Sánchez su Ceuta

Crisi migratoria a Ceuta: uno scontro politico in Europa

La crisi migratoria a Ceuta si sta trasformando in uno scontro tra Pedro Sánchez, il primo ministro socialista della Spagna, e i governi di destra e centrodestra che governano buona parte degli altri paesi d’Europa. I fatti di Ceuta – l’exclave spagnola in Marocco dove nei giorni scorsi sono entrate circa 50 mila persone, per poi tornare quasi tutte indietro nel giro di 48 ore – sono diventati la perfetta occasione per moltissime forze conservatrici europee e non solo, che ne hanno approfittato per perseguire due obiettivi politici, riporta Attuale.

Il primo: attaccare il governo di Sánchez, e in particolare le sue politiche di accoglienza nei confronti delle persone migranti, che ormai sono le uniche in Europa a contrastare la linea generale di chiusura. Il secondo: mostrare al proprio elettorato interno una posizione dura e intransigente nei confronti dell’immigrazione. Politico ha scritto che vari leader europei si sono di fatto «coalizzati contro Sánchez per le sue politiche migratorie».

La portavoce informale di questo movimento contro la Spagna è stata la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, che venerdì ha prima minacciato e poi attuato il ripristino dei controlli di frontiera tra Italia e Spagna: è una misura pretestuosa e in gran parte inutile, che però ha provocato un piccolo incidente diplomatico con gli spagnoli e che soprattutto ha raggiunto l’obiettivo di attaccare Sánchez e le sue politiche d’accoglienza, proprio in un momento in cui Meloni è incalzata a destra dal nuovo partito del generale Roberto Vannacci.

Il governo italiano ha criticato una misura adottata negli scorsi mesi dalla Spagna, che ha regolarizzato centinaia di migliaia di persone migranti con l’idea che il loro apporto sia fondamentale per l’economia. Questa misura è stata molto criticata dai governi conservatori europei, che puntano sulla retorica secondo cui l’immigrazione è soprattutto una minaccia per la sicurezza.

La crisi di Ceuta è stata un’occasione per dimostrare che l’accoglienza spagnola è un fallimento, e questo anche se il PIL della Spagna cresce a ritmi doppi o tripli rispetto alla media dell’Eurozona (anche se è ancora troppo presto per studi scientifici che dimostrino quanta parte del successo recente della Spagna sia dovuta proprio all’immigrazione).

Sabato, il governo italiano, assieme a quello della Danimarca, ha fatto circolare una lettera aperta indirizzata alle principali autorità europee: Commissione, Consiglio e presidenza di turno. Formalmente, la lettera serve a chiedere una «videoconferenza straordinaria» tra i ministri dell’Interno dell’Unione per valutare l’emergenza a Ceuta e coordinare una risposta europea. In realtà, la lettera è un attacco molto netto contro Sánchez e le sue politiche migratorie, dato che la crisi è già rientrata e quindi non è chiaro di che risposta europea ci sia bisogno.

Nella lettera sono apertamente condannate «le politiche che servono da fattore attrattivo, come la regolarizzazione di massa di grandi numeri di migranti irregolari» (cioè esattamente quello che ha fatto la Spagna) e le politiche che «creano la percezione (…) che l’ingresso irregolare di un migrante possa trasformarsi in permanenza regolare».

La lettera è stata firmata in tutto dai leader di 22 paesi, praticamente tutti conservatori, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e governanti di Polonia, Finlandia, Svezia, Belgio e altri. Non hanno firmato invece né Francia né Portogallo, cioè gli unici due paesi che condividono un’ampia frontiera di terra con la Spagna (oltre ad Andorra e al Regno Unito tramite Gibilterra: nessuno dei due, però, fa parte dell’Unione).

Alla campagna ufficiale si è poi associata una campagna, probabilmente non coordinata ma nata per imitazione, di dichiarazioni pubbliche e di post sui social media, a cui hanno partecipato moltissimi leader della destra non soltanto europea ma mondiale. L’amministrazione statunitense di Donald Trump ha attaccato piuttosto brutalmente le politiche di accoglienza della Spagna, e così ha fatto il governo di Israele, che è molto risentito con Pedro Sánchez per le sue posizioni favorevoli ai diritti delle persone palestinesi.

A un certo punto, Itamar Ben-Gvir, ministro estremista del governo di Benjamin Netanyahu, ha perfino scritto un post sui social in cui ha detto che siccome Sánchez è così sensibile al destino dei migranti e della Palestina, dovrebbe «aprire le porte della Spagna» ai residenti di Gaza. Ben-Gvir e altri ministri israeliani estremisti mirano da tempo all’occupazione della Striscia di Gaza da parte di Israele e a cacciarne gli abitanti.

Sánchez ha risposto a questi attacchi con un’altra lettera inviata alle autorità europee, in cui ha accusato vari governi del continente di approfittarsi della crisi di Ceuta. Sánchez ha scritto che mentre molti governi europei hanno mostrato «sostegno e solidarietà» alla Spagna, altri «hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiedere la sua esclusione temporanea dallo spazio Schengen»: è un riferimento diretto all’Italia. Questa attitudine, ha scritto Sánchez, «è mossa dal pregiudizio, da fake news, da ignoranza o da interesse politico».

Sánchez si è anche lamentato per l’assenza di solidarietà e ha detto che la Spagna è sempre stata vicina ai paesi europei che hanno subìto crisi migratorie in passato. Per esempio nel 2021, quando migliaia di migranti sono arrivati in Europa dell’est dalla Bielorussia, spinti dal dittatore Aleksandr Lukashenko che voleva mettere in crisi i governi europei. O ancora nel 2023, quando c’è stata una grossa crisi migratoria a Lampedusa.

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