Crisis migratoria: Madrid accusa Roma, Meloni evidenzia la diminuzione degli sbarchi

03.08.2026 22:45
Crisis migratoria: Madrid accusa Roma, Meloni evidenzia la diminuzione degli sbarchi

Il ministro spagnolo critica l’Italia sulla gestione dei migranti

Roma, 3 agosto 2026 – “Alcuni governi non sono stati all’altezza, tra cui quello italiano”. Con queste parole il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares attacca Roma, accusata di aver ripristinato i controlli alle frontiere interne e criticato Madrid per la gestione della crisi migratoria a Ceuta, riporta Attuale.

Albares ha sottolineato che “L’Italia è stata inondata di immigrati irregolari, con crisi ricorrenti a Lampedusa che non è stata in grado di risolvere”. Ha inoltre affermato che la Spagna “è sempre stata solidale, politicamente e nei fatti” e che tale solidarietà è ciò che si esige anche dagli altri partner europei.

La risposta del Viminale è giunta con il vicepremier Antonio Tajani, il quale ha ricordato come, con il governo Meloni, gli sbarchi siano diminuiti del 55% rispetto allo scorso anno e di circa l’82% rispetto al 2023. “Ad Albares non rispondo io, ma i numeri”, ha dichiarato Tajani, rivendicando inoltre gli accordi stipulati con otto Paesi di origine e transito. Ha messo in evidenza la situazione dei migranti a Ceuta, con oltre 5.000 provenienti dall’area subsahariana che non possono essere rimpatriati o rimandati in Marocco, ponendo la domanda: “Che fine faranno? Dove andranno?”. Ha evidenziato come il nuovo Patto Ue su asilo e migrazione contenga una forte impronta italiana, richiamandosi all’insegnamento di Silvio Berlusconi e dei governi da lui guidati.

Madrid non risparmia nemmeno il Marocco, con la ministra della Difesa Margarita Robles che ha chiesto a Rabat di “fare piena luce” e di accertare chi abbia organizzato l’arrivo dei migranti. A Bruxelles, Ursula von der Leyen ha scritto al premier Pedro Sánchez, sottolineando che “la migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea” e che la solidarietà è fondamentale. Ha indicato cinque priorità: cooperazione con i Paesi terzi, rafforzamento delle frontiere esterne, sistemi di allerta precoce, lotta ai trafficanti e rimpatri più efficaci.

Durante la riunione del Coreper, è emersa una “forte solidarietà” verso Madrid e si è valutato che la situazione è stata rapidamente riportata sotto controllo. Pur non essendo state mosse accuse formali al Marocco, la rapidità degli arrivi ha accresciuto la richiesta di una maggiore cooperazione con i Paesi terzi.

Tuttavia, all’interno di Ceuta, la crisi non è del tutto rientrata. Le autorità locali ammettono di non disporre di una stima precisa né delle persone entrate né di quante siano state rimpatriate o abbiano lasciato l’exclave. Circa 73.000 migranti sarebbero già stati ricondotti oltre il confine, mentre tra 3.000 e 5.000 resterebbero all’interno della città, dispersi in più punti. Molti di loro hanno cercato riparo lungo le scogliere, sulle colline o nei quartieri più popolati.

La situazione di El Príncipe, uno dei sobborghi più difficili della Spagna, è particolarmente delicata, segnata da traffici criminali, strade strette e abitazioni affollate. Secondo i media locali, gruppi di migranti avrebbero trovato rifugio anche nel vecchio forte del Príncipe Alfonso, una struttura militare abbandonata e priva di acqua, luce e servizi essenziali. L’assessore alla presidenza dell’exclave, Alberto Gaitán, ha definito la situazione “molto difficile”. Le autorità temono che la presenza di migliaia di persone senza una sistemazione stabile possa accrescere la tensione e trasformare l’emergenza di frontiera in una crisi sociale.

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