Caso Delmastro, la Camera si prepara al voto palese sui messaggi dell’inchiesta di Roma

05.08.2026 17:05
Caso Delmastro, la Camera si prepara al voto palese sui messaggi dell'inchiesta di Roma

I deputati sono chiamati a decidere se rendere accessibili i messaggi alla procura di Roma, riporta Attuale.

Verso il voto palese

È arrivato il giorno della resa dei conti a Montecitorio. L’Aula della Camera è in procinto di votare la Relazione della Giunta per le autorizzazioni riguardante Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato ed ex sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia. Al centro dello scontro politico e giudiziario vi è la richiesta della Procura di Roma di poter accedere e utilizzare i messaggi scritti scambiati tra Delmastro e Mauro Caroccia, imprenditore considerato prestanome del clan mafioso Senese nella gestione del ristorante romano “Bisteccheria d’Italia”. Contrariamente ai consueti procedimenti, il voto a Montecitorio non sarà anonimo. Questa volta, i deputati decideranno se la Procura di Roma potrà accedere a quelle comunicazioni nell’ambito dell’inchiesta.

L’inchiesta “Bisteccheria d’Italia”: le accuse e il ruolo di Delmastro

La vicenda ha preso avvio nei primi mesi dell’anno, quando un’inchiesta giornalistica ha rivelato dettagli sulle quote societarie del ristorante “Bisteccheria d’Italia”, intestate a Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, attualmente detenuto per reati legati alla criminalità organizzata. La Procura sospetta che Miriam fosse solo una figura di facciata e che il reale gestore fosse il padre, impossibilitato a operare a causa dei suoi precedenti. Pur non essendo sotto indagine, Delmastro è stato in passato socio del locale e ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico di sottosegretario alla Giustizia lo scorso marzo, a seguito delle polemiche. Durante il sequestro del telefono di Mauro Caroccia, entrambi hanno confermato l’esistenza di una chat di gruppo utilizzata per la gestione del locale, in cui sarebbe coinvolto anche il deputato.

Lo scontro sulla Giunta per le Autorizzazioni e le relazioni diffuse

Per procedere all’accesso ai messaggi di un membro del Parlamento, la Procura deve ottenere l’autorizzazione della Camera, come previsto dall’Articolo 68 della Costituzione. La Giunta si è divisa in due fazioni oppositrici: da una parte la maggioranza, con una relazione firmata da Pietro Pittalis (Forza Italia), che sostiene che la richiesta dei magistrati vada respinta, mancando prove di un’effettiva «indispensabilità» delle chat per l’indagine e poiché gli inquirenti avrebbero già accesso a strumenti adeguati. Dall’altro lato, le minoranze, rappresentate da Federico Gianassi (PD) e Carla Giuliano (M5S), si schierano a favore dell’autorizzazione, sostenendo che l’accesso ai messaggi è fondamentale per comprendere appieno la situazione.

Il “giallo” delle chat consegnate e la mossa del Procuratore Lo Voi

Il caso ha assunto una nuova dimensione quando l’avvocato di Caroccia ha spontaneamente consegnato alla Procura la chat in questione. La situazione si è complicata ulteriormente con la lettera inviata dal Procuratore Capo di Roma, Francesco Lo Voi, al Presidente della Camera Lorenzo Fontana. Nella comunicazione, Lo Voi ha ribadito la necessità di esaminare i dati, segnalando che Delmastro stesso si era offerto di mostrare i messaggi per dimostrare di «non avere nulla da nascondere».

Verso la Consulta? Opposizioni sul piede di guerra

A seguito di un breve impasse procedurale e del rifiuto della maggioranza di approfondire la lettera di Lo Voi, le azioni della maggioranza hanno provocato forti reazioni dai partiti di opposizione. Il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori (AVS), ha indicato che la questione potrebbe non risolversi all’interno di Montecitorio: si sta considerando l’ipotesi di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte Costituzionale.

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