Guerra in Ucraina, Vance chiede a Kiev di fermare i raid nel Mar Nero mentre intensificano gli attacchi russi

13.08.2026 09:25
Guerra in Ucraina, Vance chiede a Kiev di fermare i raid nel Mar Nero mentre intensificano gli attacchi russi

La battaglia dei porti nel Mar Nero. E Vance «frena» i raid ucraini

La guerra dei porti continua a intensificarsi, con colonne di fumo che si innalzano da Odessa. Recentemente, Washington ha esortato Kiev a fermare gli attacchi contro le petroliere nel porto russo di Novorossijsk, un approdo chiave per l’export energetico e terminale del Caspian Pipeline Consortium, che gestisce anche il transito di greggio kazako. Secondo il Financial Times, il vicepresidente statunitense JD Vance ha richiesto all’Ucraina di interrompere tali attacchi per evitare di destabilizzare ulteriormente i mercati petroliferi e danneggiare aziende occidentali, oltre a non aggravare le tensioni con il Kazakistan, partner energetico cruciale per Stati Uniti e Europa, riporta Attuale.

Per Kiev, Novorossijsk rappresenta un importante nodo militare oltre che energetico. Nella notte, l’Ucraina ha lanciato missili antinave, droni aerei e navali, colpendo una base russa nel Mar Nero in quella che il presidente Volodymyr Zelensky ha descritto come un’«operazione unica» contro «l’ultima grande roccaforte della flotta russa nel Mar Nero». Le autorità russe hanno riportato due morti, tra cui un bambino di otto anni, e dodici feriti nella regione di Krasnodar. Zelensky ha confermato che l’attacco ha mirato a sistemi di difesa aerea, moli e infrastrutture portuali.

La pressione su Novorossijsk dimostra il cambiamento del baricentro navale russo dall’inizio dell’invasione. A seguito dei ripetuti attacchi ucraini contro la Flotta del Mar Nero in Crimea, Mosca ha traslato parte delle sue operazioni verso la costa russa. Questo ha fatto di Novorossijsk un obiettivo sensibile, fungendo non solo da retrovia logistica, ma anche come piattaforma da cui la Russia tenta di mantenere le sue capacità navali e di proteggere le rotte commerciali nel Mar Nero.

Le conseguenze del recente attacco hanno impattato anche il traffico commerciale. Due terminal cerealicoli nel porto, il Novorossijsk Grain Terminal e l’impianto Nkhp, hanno subito danni; il primo ha sospeso le operazioni in attesa di valutazione dei danni, senza segnalazioni di vittime tra il personale. Anche lo Sbu ha confermato che le forze ucraine hanno colpito tre navi da guerra e altre strutture nel porto russo.

Contestualmente, la guerra dei porti si svolge su entrambi i fronti. Mosca ha dichiarato di aver bombardato nel porto di Odessa una nave portarinfuse, accusata di trasportare equipaggiamenti militari e sistemi di guerra elettronica, oltre a una petroliera con carburante destinato alle forze ucraine; l’Armata russa ha affermato di aver danneggiato anche serbatoi e infrastrutture portuali a Chornomorsk, denunciando il loro utilizzo per il transito di carichi militari.

Dal fronte terrestre, Zelensky ha annunciato la riconquista di 745 chilometri quadrati di territorio e la liberazione di 26 villaggi nelle regioni di Dnipropetrovsk, Donetsk e Zaporizhzhia tra gennaio e agosto, nella direzione di Oleksandrivka. Il presidente ha stimato che le forze russe abbiano subito almeno 9.550 morti e oltre 6.600 feriti, con diversi militari catturati per futuri scambi di prigionieri.

Tuttavia, il contesto resta segnato da elevate tensioni interne. Militari della 121esima brigata ucraina hanno denunciato, tramite un video dal fronte, la mancanza di cibo, acqua potabile e forniture mediche, chiedendo il ritiro dopo quattro mesi senza rotazione. Il comando ha promesso l’evacuazione quando «la situazione di sicurezza lo consentirà». Questo è un chiaro segnale della crisi della mobilitazione: mentre Kiev annuncia vittorie sul campo, la tenuta logistica e umana delle unità al fronte appare fragile, e la capacità di sostenere operazioni prolungate dipende sempre più dalla resistenza fisica e psicologica dei reparti.

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