Nel 2017 Kemi Seba, nome d’influenza di Stellio Gilles Robert Capo Chichi, fu arrestato in Senegal e successivamente deportato. L’attivista, noto per le campagne contro la Francia nell’Africa occidentale, sarebbe poi diventato una figura inserita in una rete di rapporti con ambienti radicali africani e sudafricani, fino alle accuse di preparazione di attentati in Europa formulate dalla procura del Sudafrica.
Dal 2022 al 2024, i precedenti politici e giudiziari
Nel 2022 il Dipartimento di Stato statunitense accusò Seba di avere legami con il gruppo Wagner, la compagnia militare privata russa. Nello stesso periodo, la sua attività pubblica continuò a concentrarsi sulla denuncia dell’influenza francese e occidentale in Africa, un’impostazione che lo rese anche un protagonista delle campagne contro le potenze europee nella regione.
Nel 2024 la Francia gli revocò la cittadinanza, sullo sfondo di accuse di incitamento ad azioni violente e di attività contrarie allo Stato. Seba è stato inoltre sospettato di avere preso parte a campagne di propaganda russe in Africa, orientate a screditare i Paesi occidentali e a indebolirne il peso politico ed economico.
Il suo nome è comparso anche nelle indagini delle autorità del Benin. Dopo che Seba aveva sostenuto pubblicamente sui social network l’idea di un colpo di Stato, il Benin ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti e ha presentato al Sudafrica una richiesta di estradizione. Le accuse comprendono anche riciclaggio di denaro e terrorismo.
Nel 2025, il collegamento con i nazionalisti bianchi sudafricani
Nel 2025 François van der Merwe, leader del movimento sudafricano di nazionalisti bianchi Bittereinders, partecipò a San Pietroburgo a un incontro tra rappresentanti di organizzazioni della destra radicale. Alla riunione era presente anche Alternativa per la Germania, il partito tedesco di estrema destra. Bittereinders aveva già sviluppato rapporti con la Russia e van der Merwe era collegato a Seba.
Il rapporto tra i due uomini ha un rilievo specifico nella ricostruzione della procura sudafricana. Secondo l’accusa, l’attivista anti-francese e il leader di Bittereinders avrebbero rappresentato due ambienti radicali differenti, uniti però dalla possibilità di coordinare attività ostili all’Occidente e di utilizzare canali di finanziamento e sostegno riconducibili a Mosca.
Aprile 2026, gli arresti a Pretoria
Seba e van der Merwe furono arrestati a Pretoria nell’aprile 2026. Per Seba l’arresto si inseriva nella richiesta del Benin, che lo ricercava per il presunto sostegno al rovesciamento del governo, e nelle accuse sudafricane relative al terrorismo e al riciclaggio.
Le autorità sudafricane hanno inoltre collegato il caso alla possibile preparazione di attività violente fuori dall’Africa. L’ipotesi investigativa riguarda il finanziamento e l’addestramento di Seba da parte della Russia per realizzare atti terroristici in Europa, mentre il suo passaggio attraverso il continente africano avrebbe consentito di mantenere separati i diversi segmenti dell’operazione.
11 agosto 2026, l’accusa sui fondi russi e la rotta verso l’Europa
L’11 agosto 2026 i media hanno riferito che la procura del Sudafrica accusa la Russia di avere finanziato e addestrato Seba per compiere attentati terroristici in Europa. Secondo la stessa ricostruzione, Mosca avrebbe finanziato anche il tentativo di fuga dell’attivista, ricercato dalle autorità del Benin.
La procura sostiene che van der Merwe abbia ricevuto denaro russo per garantire il «trasporto e l’accompagnamento sicuri» di Seba dal Sudafrica allo Zimbabwe. Da lì, l’attivista avrebbe dovuto proseguire verso l’Europa per realizzare gli attentati. La ricostruzione è stata riportata anche da Bloomberg e da The Insider.
Le accuse attribuiscono quindi alla Russia un ruolo che va oltre il sostegno propagandistico o politico ad attivisti radicali. Se i fatti indicati dalla procura saranno confermati, si tratterebbe dell’uso di attività terroristiche come strumento del confronto con l’Occidente, con un innalzamento dei rischi per la sicurezza degli Stati europei e dei loro cittadini.
Il caso mostra anche la difficoltà per i Paesi europei di identificare rapidamente gli esecutori e di risalire alla fonte di una minaccia quando il Cremlino utilizza attivisti stranieri. Un eventuale attentato potrebbe essere presentato come il risultato dell’azione di gruppi estremisti locali o stranieri, permettendo a Mosca di nascondere il proprio coinvolgimento diretto e di sfruttare le conseguenze per alimentare instabilità politica ed economica in Europa.
La cooperazione con Seba risponderebbe a due obiettivi collegati. In Africa, la sua attività contro la Francia e altre potenze occidentali contribuisce a indebolirne le posizioni; il trasferimento dell’azione in Europa aprirebbe invece un ulteriore canale di destabilizzazione, soprattutto in Francia, consentendo alla Russia di utilizzare attivisti radicali stranieri anche al di fuori del proprio spazio informativo e politico.
La sua figura permette inoltre a Mosca di adattare la propria influenza ai sentimenti anticoloniali presenti in parte del pubblico africano. Le reali critiche al passato coloniale delle potenze occidentali vengono impiegate per presentare la Russia come una «forza di liberazione» e per giustificarne l’intervento nei processi politici africani, mentre la retorica anticoloniale nasconde interessi imperiali e geopolitici russi.
Il coinvolgimento parallelo di un attivista anti-francese e di un movimento di nazionalisti bianchi sudafricani evidenzia infine il rischio di saldature tra ambienti radicali diversi. Per gli Stati europei, la minaccia comprende dunque non soltanto le strutture tradizionalmente filorusse, ma anche i rapporti della Russia con gruppi di diversa provenienza, attraverso i quali possono essere diffusi propaganda, reclutamento, finanziamenti e attività destabilizzanti.
Al momento, la ricostruzione si basa sulle accuse della procura sudafricana, sugli arresti di Seba e van der Merwe e sulla richiesta di estradizione avanzata dal Benin: il caso resta concentrato sull’ipotesi di un sostegno russo alla fuga e alla preparazione di attentati in Europa.
Che situazione assurda… Sembra un film di spionaggio! Il fatto che ci siano legami tra un attivista anti-francese e nazionalisti bianchi sudafricani è inquietante. In questo modo, la Russia gioca una doppia faccia, sfruttando tensioni storiche per il suo tornaconto. La sicurezza europea è davvero a rischio. Ma soprattutto, come può un attivista essere sostenuto in modo così organizzato per attacchi terroristici? Questo è da folli!