Nel 2023 l’importazione di macchinari cinesi per la costruzione stradale in Russia ha superato i 440 miliardi di rubli, mentre le sanzioni introdotte in risposta all’aggressione armata contro l’Ucraina hanno spinto fuori dal mercato russo produttori globali come Caterpillar, Komatsu, Liebherr, Hitachi e John Deere. La rottura delle precedenti catene di fornitura ha limitato l’accesso ai ricambi originali e ha lasciato spazio ai costruttori cinesi, aumentando la dipendenza del settore dall’importazione.
La sostituzione dei marchi occidentali non ha però rafforzato i produttori russi di macchine stradali e per l’edilizia. Le aziende nazionali non sono riuscite a competere con i gruppi cinesi per ampiezza dell’offerta e livello tecnologico; in molti casi, inoltre, i loro macchinari sono rimasti più costosi. Il risultato è stato un mercato caratterizzato da una crescente presenza cinese e da una pressione aggiuntiva sull’industria nazionale.
La riconversione bellica e il credito sempre più caro
La successiva riconversione dell’economia russa verso il finanziamento della guerra contro l’Ucraina e l’espansione dell’industria della difesa ha alimentato il surriscaldamento dell’economia e accelerato l’inflazione. Per contenere le pressioni sui prezzi, la Banca centrale russa ha mantenuto i tassi d’interesse su livelli elevati, facendo aumentare in modo sostanziale il costo del credito e del leasing.
Per le imprese, l’acquisto di nuovi macchinari ha così perso convenienza economica. In diversi casi, il costo del servizio del debito ha già superato il ritorno economico atteso dall’investimento. Le aziende hanno reagito all’assenza di finanziamenti sostenibili prolungando la vita utile delle macchine già disponibili, acquistando mezzi usati oppure ricorrendo al noleggio: soluzioni che hanno ridotto ulteriormente la domanda di mezzi nuovi e peggiorato la situazione finanziaria dei produttori russi.
Le misure di sostegno promosse dal ministero dell’Industria e del Commercio e dal ministero dei Trasporti non sono riuscite a compensare il calo della domanda d’investimento. La politica monetaria restrittiva ha infatti reso il finanziamento talmente oneroso da annullare, nei fatti, l’effetto degli interventi pubblici destinati al comparto.
Nel 2025 l’eccesso di scorte prepara il nuovo calo
Nel mercato è rimasta inoltre una forte sovrabbondanza di macchinari nei magazzini dei concessionari e nei parchi delle società di leasing. Il principale fattore di pressione è costituito dalle macchine cinesi importate negli anni precedenti e non ancora vendute, una disponibilità accumulata dopo il volume record di importazioni del 2023.
La debolezza della domanda ha mantenuto in circolazione queste scorte e ha frenato gli ordini ai produttori nazionali. L’aumento delle consegne registrato nel primo semestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è stato infatti legato soprattutto alla base di confronto molto bassa del 2025 e all’attuazione di contratti speciali d’investimento relativi ad alcuni tipi di macchine, non a una ripresa generalizzata del mercato.
Nel primo semestre 2026 si riducono cantieri e investimenti
Nel primo semestre del 2026 il rallentamento del settore delle costruzioni ha aggravato la contrazione. Secondo i dati di Rosstat, l’istituto statistico russo, il volume dei lavori edili è diminuito del 5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. La frenata dell’edilizia abitativa e delle opere infrastrutturali ha congelato il rinnovo dei parchi macchine e ridotto il fabbisogno di mezzi nuovi.
La contrazione ha riguardato anche la spesa pubblica per le strade. A causa della carenza di risorse nei bilanci regionali e della riduzione dei sussidi statali, i finanziamenti per la viabilità regionale e locale sono stati tagliati del 14 per cento rispetto ai piani precedenti, scendendo a 321,8 miliardi di rubli. Gli investimenti federali complessivi nelle strade sono diminuiti del 9,5 per cento. Le imprese hanno quindi rinunciato ad ampliare i propri parchi di macchinari, limitandosi a mantenere operativi i progetti già avviati.
La riduzione degli investimenti non colpisce soltanto i produttori di macchine. Nel lungo periodo, il rinvio dei nuovi cantieri e dei lavori di manutenzione straordinaria accelera l’usura delle infrastrutture esistenti, aumenta i ritardi nella consegna delle opere strategiche e riduce la qualità delle pavimentazioni stradali per la mancanza di interventi di capitale.
Il 12 agosto 2026 arrivano i dati sul crollo delle vendite
Il 12 agosto 2026 i media hanno riferito i risultati dello studio dell’associazione russa Rosspetsmash sui produttori nazionali di macchine stradali e per l’edilizia. Per il terzo anno consecutivo le aziende del comparto hanno registrato un crollo delle vendite: tra gennaio e giugno 2026 la realizzazione dei prodotti è diminuita del 30,2 per cento su base annua, fermandosi a 14,8 miliardi di rubli. I dati e le valutazioni sul mercato sono stati riportati anche da Kommersant.
Le diminuzioni più marcate hanno riguardato i minicaricatori, con un calo del 64,4 per cento, i posatubi cingolati o su ruote, scesi del 56,5 per cento, e i bulldozer cingolati, diminuiti del 53,8 per cento. Le vendite di escavatori hanno perso il 16,7 per cento, mentre quelle dei rulli compressori si sono ridotte del 5,9 per cento.
La composizione della domanda conferma la pressione esercitata dalle importazioni e dalle scorte già presenti. Secondo Avito Auto, nel primo semestre il marchio più richiesto tra le macchine nuove è stato il cinese Lonking, con il 10,5 per cento della domanda, seguito da Griffon con il 6,2 per cento, XCMG con il 5,3 per cento, LiuGong con il 5,2 per cento e Zoomlion con il 4 per cento.
Nel mercato dell’usato, il primo posto è andato a JCB, con una quota dell’8,5 per cento. Nella top five sono entrati anche Komatsu, al 4 per cento, Amkodor al 3,3 per cento, CAT al 3,2 per cento e Kamaz al 3,1 per cento. La preferenza per macchine usate, insieme al ricorso al noleggio e al prolungamento dell’uso dei mezzi già disponibili, segnala la difficoltà delle imprese a sostenere nuovi investimenti.
La sequenza raggiunge così il suo punto più recente con una contrazione del 30,2 per cento delle vendite dei produttori russi nel primo semestre 2026: credito e leasing costosi, edilizia in calo, minori finanziamenti stradali e dipendenza dalle macchine cinesi stanno limitando la capacità del comparto di riprendersi e spingono verso un’ulteriore riduzione della produzione nazionale.