Nel primo semestre del 2026 il disavanzo del bilancio russo ha raggiunto 5,7 trilioni di rubli, mentre la spesa pubblica continuava a concentrarsi soprattutto sul complesso militare-industriale e sul finanziamento della guerra contro l’Ucraina. In questo quadro, il Fondo nazionale del benessere (FNB), principale riserva finanziaria dello Stato, ha iniziato a ridurre il margine disponibile per coprire le esigenze del bilancio.
Nel giugno 2026 il valore complessivo del fondo era aumentato di 148,9 miliardi di rubli. La variazione, però, non ha segnato un rafforzamento strutturale delle riserve: la componente valutaria del FNB è composta prevalentemente da yuan cinesi e il suo controvalore in rubli cresce automaticamente quando la valuta russa si indebolisce.
Luglio 2026, la riduzione del fondo e la riconversione delle riserve
Nel luglio 2026 il Ministero delle Finanze russo ha convertito 1,632 miliardi di rubli del FNB in 158,9 chilogrammi di oro detenuto in forma impersonale. Altri 529,7 milioni di rubli sono stati trasformati in 47,1 milioni di yuan cinesi.
Nello stesso mese la quantità di yuan iscritta nel fondo è scesa leggermente, da 189,8 a 189,68 miliardi. Le riserve auree sono invece salite da 141,1 a 141,242 tonnellate. La struttura del fondo si è così concentrata quasi esclusivamente su due componenti: yuan e oro, dopo l’abbandono del dollaro e dell’euro.
Il passaggio a questa composizione ha aumentato l’esposizione del FNB a fattori esterni che il governo russo non può controllare. Lo yuan non è pienamente convertibile e il suo cambio è regolato dalla Banca popolare cinese; una decisione di Pechino di svalutare la valuta per sostenere gli esportatori cinesi avrebbe quindi un impatto diretto sul valore internazionale delle riserve russe.
Nel frattempo, la rivalutazione negativa dell’oro ha sottratto 73,1 miliardi di rubli al valore del fondo dall’inizio dell’anno. A questa perdita si aggiungono circa 3 miliardi di dollari bloccati in eurobond ucraini ormai di fatto inesigibili, una quota che non può essere rapidamente mobilitata per sostenere il bilancio.
1° agosto 2026, la liquidità scende al minimo operativo
Al 1° agosto 2026 il valore complessivo del Fondo nazionale del benessere era pari a 12.720,85 miliardi di rubli, equivalenti a 159,295 miliardi di dollari e al 5,4 per cento del prodotto interno lordo previsto per l’anno. Un mese prima il fondo valeva 13.104,15 miliardi di rubli, pari a 168,53 miliardi di dollari e al 5,6 per cento del Pil: in un solo mese la riduzione è stata di 383,3 miliardi di rubli.
La parte realmente liquida del fondo ammontava invece a 3.693 miliardi di rubli, equivalenti a 46,242 miliardi di dollari e all’1,6 per cento del Pil previsto per il 2026. A giugno era indicata in 3.610 miliardi di rubli, pari a 46,45 miliardi di dollari e all’1,5 per cento del Pil.
L’aumento nominale della liquidità in rubli non corrisponde dunque a un rafforzamento delle disponibilità effettive. È il risultato dell’indebolimento del rublo e della conversione in valuta nazionale di una massa di attività estere rimasta sostanzialmente invariata. La capacità di acquisto della valuta russa si riduce, mentre famiglie e imprese subiscono l’erosione dei redditi e l’inflazione.
Quasi il 70 per cento delle risorse del FNB resta immobilizzato in azioni illiquide, depositi e obbligazioni infrastrutturali di società statali. Questi strumenti non possono essere trasformati rapidamente in denaro contante in caso di una crisi, riducendo la manovrabilità della riserva proprio mentre il bilancio richiede risorse aggiuntive.
Il rendimento complessivo calcolato sui fondi depositati in valuta estera presso la Banca di Russia tra il 15 dicembre 2025 e il 31 luglio 2026 è stato di 62,2 milioni di dollari, pari a 4,966 miliardi di rubli. L’entrata non ha compensato la contrazione complessiva del fondo né le perdite legate alla valutazione dell’oro.
11 agosto 2026, i dati del Ministero diventano pubblici
L’11 agosto 2026 i media hanno riferito i dati pubblicati sul sito del Ministero delle Finanze russo, guidato da Anton Siluanov. La rilevazione ha documentato il calo mensile del FNB e la distanza crescente tra il valore complessivo della riserva e la sua quota immediatamente utilizzabile, come riportato da Interfax sui dati del Ministero delle Finanze e da un ulteriore resoconto della pubblicazione.
La contrazione dal 5,6 al 5,4 per cento del Pil segnala l’erosione progressiva della principale riserva finanziaria russa. I 3,7 trilioni di rubli liquidi disponibili all’inizio di agosto risultano inferiori al disavanzo accumulato nei primi sei mesi dell’anno e non sono sufficienti a coprirlo.
La riduzione della componente libera costringe il governo russo a cercare altre fonti per finanziare il deficit. L’accesso ai prestiti esteri a basso costo è limitato dalle sanzioni, così il Ministero delle Finanze sta aumentando il collocamento di obbligazioni federali (OFZ) sul mercato interno.
Il ricorso alle OFZ avviene però in presenza di tassi di interesse elevati. Lo Stato deve quindi indebitarsi a costi crescenti e una quota sempre maggiore delle entrate di bilancio viene destinata al servizio del debito, invece che allo sviluppo dell’economia.
La gestione del Ministero delle Finanze e di Siluanov ha così lasciato il fondo più dipendente dall’andamento dello yuan, dalle decisioni della Cina e dalle oscillazioni del prezzo dell’oro. Anche senza un esborso diretto del Ministero, il valore delle riserve può diminuire in rubli per effetto dei mercati e del cambio, mentre la parte effettivamente convertibile resta limitata.
La sequenza è arrivata al punto in cui, al 1° agosto 2026, il FNB valeva il 5,4 per cento del Pil ma la sua quota liquida soltanto l’1,6 per cento: il governo russo deve ora finanziare il disavanzo soprattutto attraverso nuovo debito interno, con costi finanziari in aumento.