Esilio in Francia: Boris Nadezhdin racconta la sua fuga dalla Russia
Il politico russo ed ex deputato Boris Nadezhdin ha descritto la sua fuga in Francia come l’inizio di un esilio necessario, dopo aver affrontato accuse di “agente straniero” e una possibile messa al bando dalle elezioni parlamentari di settembre. Nadezhdin, 63 anni e con problemi di salute, ha scelto di partire per evitare la prigione, spiegando che è fuggito per trovare un luogo sicuro lontano dagli emissari di Putin, riporta Attuale.
La decisione di partire è stata facilitata da un’improvvisa revoca del divieto di lasciare la Russia, avvenuta pochi giorni prima della convocazione da parte del Comitato d’inchiesta del Cremlino. Dopo aver ottenuto un visto, Nadezhdin è arrivato a Parigi il 3 agosto. “L’alternativa sarebbe stata la prigione”, ha dichiarato, evidenziando la sua condizione di pericolo in patria.
Nadezhdin ha sottolineato l’importanza della proposta ricevuta dal ministero degli Esteri francese, che gli è sembrata la migliore opzione per la propria sicurezza. In qualità di ex deputato e consulente governativo, aveva mantenuto rapporti significativi a livello internazionale e ha affermato di aver ricevuto aiuto da diversi Paesi, ma la Francia ha rappresentato il rifugio più sicuro.
Creato come parte del sistema, Nadezhdin ha descritto Vladimir Putin come un “tipico burocrate russo” che ha mostrato poca emozione e ha sempre obbedito ordini. Nonostante la sua carriera politica avesse iniziato supportando Putin agli inizi del 2000, ha cominciato a dubitare del regime dopo l’arresto di Michail Khodorkovsky nel 2003, simbolo di una crescente repressione politica in Russia.
Sebbene riconosca Putin come un autocrate, Nadezhdin distingue il leader russo da figure storiche come Stalin, sottolineando che Putin non vuole governare attraverso la paura, ma cerca invece di mantenere un reale sostegno popolare. Tuttavia, sostiene che questo sostegno sia diminuito negli ultimi anni, in particolare tra le giovani generazioni, a causa di un aumento del costo della vita e delle continue perdite militari nella guerra in Ucraina.
Nadezhdin ha notato che recenti sondaggi mostrano un drammatico calo della popolarità della guerra in Russia, con il sostegno all’azione militare che passa dall’50% tra gli over 60 al 7,7% tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Queste statistiche riflettono una crescente insoddisfazione per le conseguenze del conflitto e il deterioramento della vita quotidiana dei cittadini russi.
Infine, il politico esiliato ha avvertito che Putin non ha consapevolezza della situazione reale nel Paese, essendo circondato da consiglieri che non osano dirgli la verità. Per riconquistare il sostegno popolare, secondo Nadezhdin, il presidente russo deve considerare la fine del conflitto in Ucraina, poiché la popolazione desidera una Russia “normale” piuttosto che un gigante imperiale.